Il POSTO DELLE FRAGOLE

ricordo, autoanalisi e cambiamento

1967 SVE- Regia: Ingmar Bergman. Genere: drammatico

Trama: L’anziano medico Borg, vedovo, in pensione da diversi anni, deve recarsi a Lund per ricevere un prestigioso premio in onore della carriera svolta. La sera però fa uno strano sogno dove, in una strada desolata, vede un orologio senza lancette e una cassa da morto che, trascinata da una carrozza con un cavallo, precipita per terra. Dal momento che si apre, cerca di ricomporre la salma, ma sorprendentemente trova se stesso vivo che chiede aiuto. Al risveglio decide di andare a Lund con la macchina, invece che con l’aereo insieme all’anziana governante, come era stato inizialmente programmato. Quest’ultima cercherà di dissuaderlo, ma lui non cambierà idea. Viaggerà con la nuora che è stata con lui per qualche tempo. La stessa gli rivela che è in aspettativa di un figlio che però il marito non vorrebbe, perché lo limiterebbe nella sua vita lavorativa e sociale. Per tale motivo si era presa una pausa di riflessione a casa del suocero che lei stessa descrive come insensibile. Durante il tragitto l’anziano medico decide di fermarsi vicino a una vecchia casa ormai disabitata, dove andava a villeggiare nel periodo estivo, da giovane. Qui comincia a ricordarsi in forma vivida di episodi passati riguardanti la sua giovinezza. Durante il percorso, alternerà questi ricordi con dei sogni riguardanti la stessa epoca. Darà anche passaggio a tre giovani che lo trovano simpatico e disponibile ed andrà pure a trovare l’anziana madre, ormai ultranovantenne. Arrivato a Lund, capisce quanti errori abbia fatto durante la sua vita, quanto è stato inutilmente scontroso e a volte insensibile e quindi decide di ravvedersi, a cominciare dal modo di comportarsi con gli altri.

Anche se non è il più famoso, forse, in un’ottica psicoanalitica, si tratta del film più introspettivo di Bergman. Ad essere sincero quando da ragazzino passavano in tv i suoi film, non li amavo molto. Poi però negli anni ’80 vidi la proiezione di questo lungometraggio all’interno di una rassegna cinematografica. Rimasi subito impressionato dall’ambientazione introspettiva e soprattutto dalla modalità di rievocazione dei ricordi remoti. Dal momento che il protagonista aveva 78 anni, provai a chiedermi se ciò potesse succedere anche a mio nonno, che all’epoca aveva la stessa età. Quello che mi colpì subito fu, come descritto anche dal protagonista del film, il potere rivivere a distanza di molti anni con estrema vividezza episodi di un passato ormai remoto, come se ci fosse un totale annientamento delle distanze spazio-temporali. Ciò è in linea con alcuni studi che hanno scoperto che si percepiscono tipicamente gli eventi autobiografici positivi, che suscitano una certa emotività, come relativamente recenti, rispetto a quelli negativi, ricordati come più distanti, soprattutto in individui maggiormente predisposti all’interazione interpersonale (Gebauer JE, Haddock G, Broemer P, von Hecker U., 2013).

La rievocazione di questi ricordi è influenzata sia dal contesto ambientale che emozionale (Bower, 1981). A tal proposito, non a caso il protagonista rivivrà un episodio, dove cercava di sedurre una giovane cugina intenta a raccogliere le fragole da portare in regalo ad un anziano zio, esattamente nello stesso prato vicino alla casa dove si era fermato, che era la dimora dove la famiglia allargata era solita passare le vacanze estive. L’altro aspetto peculiare che viene messo in risalto è l’atmosfera serena e rilassata che si respirava in quelle situazioni, nonostante un atteggiamento della madre abbastanza severo sul rispetto delle norme familiari. Era come se il protagonista, rivivendo questi episodi nei quali effettivamente era spesso poco rispettoso degli altri, cercasse di riappropriarsi di quella atmosfera ambientale che in fondo lo rendeva sereno. A tal proposito, credo che sia importante non solo il tipo di interazione precoce che si viene ad instaurare con il caregiver, ma anche la percezione emotiva ambientale sperimentata con altri personaggi rappresentativi. Cioè, è come se noi mantenessimo dentro di noi una percezione ambientale di come ci sentivamo emotivamente in quel periodo della nostra esistenza, dentro la quale c’era non soltanto il rapporto con i genitori, ma anche quello con altri rappresentativi (nel caso del film, zii e cugini). Altro punto importante è che l’inizio di questa capacità di esplorare in maniera così vivida esperienze del nostro passato è fondamentale per l’inizio di un’attività autoanalitica che poi porterà ad un reale cambiamento. Secondo Siegel D.J. (1999), analizzare le narrazioni sia consce che inconsce, che sono state create nel corso del tempo dall’incidenza di tutti coloro che hanno avuto un ruolo predominante al nostro sviluppo e le influenze che queste esercitano sui nostri temi narrativi centrali, è necessario per cambiare il corso della nostra esistenza.

Non a caso, l’anziano medico ha potuto rivedere una sua modalità di relazionarsi nei confronti del prossimo, che lo rendeva insensibile e scostante, dopo aver iniziato a mettere in discussione certi atteggiamenti che aveva rivissuto negli episodi ricordati. Difatti, dopo questo breve percorso “autoanalitico”, la sua prima azione sarà quella di scusarsi con l’anziana governante e chiederà alla nuora, in stato interessante, se può fare qualcosa per aiutarla, rendendosi conto che il figlio aveva “ereditato” i suoi tratti comportamentali egoistici, deleteri nei rapporti con il prossimo, cosa che aveva riscontrato anche in alcuni atteggiamenti dell’anziana madre che era andato a trovare. Nel contempo, aveva anche capito che l’essere stato disponibile ad accettare nella sua auto dei ragazzi, che chiedevano un passaggio, lo aveva reso a loro simpatico, tanto che questi ultimi avevano deciso di andare a salutarlo affettuosamente, intonandogli una canzone, prima di separarsi da lui. Ciò l’aveva aiutato a comprendere quanto un atteggiamento di maggiore disponibilità verso il prossimo, in fondo lo facesse sentire meno isolato e lo appagasse di più.

In realtà, il percorso del vecchio Borg è quello che verosimilmente accade in analisi. Una mia paziente di recente mi ha confidato che, da quando ha cominciato a ricordare episodi della sua vita basati sui rapporti con i suoi genitori, potendoli mettere in discussione, ha potuto iniziare a riflettere su se stessa e sulle sue modalità relazionali.

Tutto ciò ci conduce a pensare che è importante non tanto il ricordo fine a se stesso, ma quanto questo possa avviare un processo autoanalitico, che porti non solo una riflessione su di sé, ma anche a trovare soluzioni più funzionali rispetto al qui ed ora. Per tale motivo, il potere vivere soggettivamente il tempo, come se ci trovassimo dentro una macchina del tempo, diventa un consistente predittore di salute e benessere (Gabrian M, Dutt AJ, Wahl HW, 2017).

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Bower, G.H. (1981). Mood and memory. American psychologist, 36, 1981, pp. 129-148.

Gabrian M, Dutt AJ, Wahl HW (2017). Subjective Time Perceptions and Aging Well: a Review of Concepts and Empirical Research – A Mini-Review. Gerontology.;63(4):350-358. doi: 10.1159/000470906. Epub 2017 Apr 21.

Gebauer JE, Haddock G, Broemer P, Von Hecker U. (2013). The role of semantic self-perceptions in temporal distance perceptions toward autobiographical events: the semantic congruence model. Pers Soc Psychol. Nov;105(5):852-72. doi: 10.1037/a0033482. Epub 2013 Jul 8.

Siegel D.J. (1999). La mente relazionale. Milano: Cortina, 2001

Fabio Rapisarda è psichiatra e psicoanalista (membro ordinario SIPRe e IFPS). Professore aggregato, dipartimento SPPF, Università di Palermo.

fabrapis@yahoo.com

Share This