N. 1 - Marzo 2001
Quando parliamo di adolescenti
Quando parliamo di adolescenti, parliamo di ragazzi la cui età va dai dieci
ai diciannove anni. Fino a verso i quattordici anni si parla di pre-adolescenza,
dopo di adolescenza vera e propria.
Negli ultimi anni c'è stata una tendenza
a parlare di adolescenza prolungata in quanto atteggiamenti e comportamenti
di tipo adolescenziale sono evidenti anche in persone che, dal punto
di vista psicobiologico hanno già superato da parecchio la fase di crescita
dell'adolescenza.
L'adolescenza è una fase cruciale perché è il momento in cui il ragazzo o la ragazza si daranno una struttura stabile che è poi quella che conserveranno nell'età adulta. Quanto più questa strutturazione sarà soddisfacente, tante più probabilità ci saranno che, completati i compiti di sviluppo dell'adolescenza, il giovane adulto si avvierà verso una vita piena.
Il principale compito che l'adolescente ha, in quanto tale ,è quello della
propria individuazione, della definizione di chi lui/lei è.
Questo compito non è solo complesso ma
è anche un compito di per sé doloroso perché per decidere chi è, deve
differenziarsi e poi separarsi dalle figure genitoriali.
Il secondo compito di sviluppo è quello
che Gustavo Pietropolli Charmet, docente di psicologia dinamica, definisce
la mentalizzazione del corpo. L'autore citato differenzia pensare al
proprio corpo dal pensare il corpo intendendo con questo l'acquisizione
della capacità di pensare il corpo con le sue funzioni ed il loro significato
"relazionale, sociale, sentimentale, erotico, generativo ed etico: e
riuscire ad ipotizzare il suo sviluppo, la sua decadenza e la sua morte..".
Il terzo compito riguarda la costruzione
dei nuovi legami affettivi e sociali.
Sono compiti che impegnano l'adolescente
su tutti i fronti della sua vita intrapsichica ed interpersonale, possono
spaventare l'adulto che, pur vivendo accanto all'adolescente, spesso
ha scarsa consapevolezza della complessità di questi compiti, a maggior
ragione possono risultare pesanti e non facili da gestire per gli adolescenti
stessi che vivono la necessità di svolgere questi stessi compiti.
Alcuni
autori parlano di un periodo di disorganizzazione e di un seguente periodo
di riorganizzazione dei dati. Il disordine non dipende da cambiamenti
ambientali ma dal fatto che lo sviluppo psicologico permette una modificazione
qualitativa dei propri atteggiamenti .
Nell'adolescente c'è una naturale presenza
di un io diviso, da una parte un'immagine da portare all'esterno e da
un'altra un sé reale costituito dai propri pensieri e sentimenti. La
difficoltà ad essere se stessi per timore di non potere fare fronte
ai compiti evolutivi di individuazione si ma anche di creazione di nuovi
legami affettivi, fa in modo che l'adolescente conosca bene la sensazione
della solitudine.
L'adesione a mode e movimenti ha proprio la funzione di garantire la possibilità di sentirsi meno soli, nel momento in cui ci si sta differenziando dalle figure genitoriali e sta cercando di costruire la propria identità.
Nel
suo percorso verso l'individuazione del suo sé, l'adolescente non richiede
più alla famiglia la presenza costante che aveva richiesto fino alla
fanciullezza. La capacità di costruire propri pensieri rispetto a se
stesso, agli altri ed al mondo in generale lo portano ad entrare in
conflitto con le stesse figure che erano state la base sicura , realmente
esistente o desiderata, degli anni precedenti.
Inoltre, per potere formulare le proprie
ipotesi , l'adolescente ha bisogno di non avere eccessive interferenze,
da qui la richiesta di riservatezza che fa al mondo degli adulti.
Va da sé che i figli che hanno percepito
da parte dei genitori, negli anni dell'infanzia e della fanciullezza,
la richiesta di prendersi cura dei loro bisogni di adulti, avranno particolari
difficoltà a individuarsi e separarsi. Se poi il genitore non accetterà
il cambiamento-crescita del figlio e continuerà nella sua richiesta,
i sensi di colpa che il figlio proverà non faciliteranno i suoi compiti
di sviluppo.
Chi invece ha vissuto esperienze di distacco
precoce potrà dare alle proprie esperienze di autonomia una lettura
di tipo depressivo sentendosi particolarmente solo; chi è stato iperprotetto
farà fatica a fare le necessarie esperienze che gli permetteranno di
individuarsi e di coltivare le indispensabili relazioni all'interno
delle quali l'adolescente si sperimenta e cresce.
Sia il rapporto con il genitore dello
stesso sesso che con quello dell'altro sesso sono importanti ed a seconda
della qualità di queste relazioni, gli adolescenti costruiranno il futuro
della loro vita di coppia con possibilità di maggiore o minore successo.
Attraverso l'interazione con i propri
genitori si fanno ipotesi, per esempio, su come avere successo con l'altro
sesso, su quanto si è amabili, su quanto sia opportuno legarsi senza
rischiare di perdere l'indipendenza ed altre ancora. Farò due esempi,
uno per genere.
L'uomo che ha uno stile affettivo da
"don Giovanni lasciatore", potrebbe avere avuto una madre dominante
e iperprotettiva ed un padre periferico. Questo può portare un figlio
maschio a temere che tutte le relazioni affettive con donne potrebbero
avere queste caratteristiche per cui, pur desiderando l'intimità, farà
fatica a costruire relazioni durature con l'altro sesso.
Una donna che ha vissuto in adolescenza
la presenza di un padre tirannico e molto autoritario, può tendere a
leggere i comportamenti maschili in una chiave di eccessiva aggressività
e di pretesa di possessività che le impediranno di creare legami di
fiducia con l'altro sesso.
Nella mia esperienza ho verificato anche
che, a volte, si sceglie un partner che rispecchia il genitore che ci
ha fatto soffrire, in un tentativo di pareggiare un conto che abbiamo
lasciato sospeso nella famiglia di origine, oppure se ne sceglie uno
completamente diverso per non ripetere le esperienze di frustrazione
e fallimento già vissute con una figura genitoriale di sesso opposto.
Si tratta, comunque, di scelte fortemente
condizionate dalle nostre esperienze precedenti e, particolarmente,
da quello che abbiamo vissuto nel periodo adolescenziale, quando, proprio
per le nuove caratteristiche psicobiologiche che l'adolescente ha, si
entra in contatto con maggiore senso critico, rispetto all'infanzia,
con le figure genitoriali.
Individuarsi e separarsi è un compito
difficile per qualsiasi adolescente. Il fatto stesso che non si svolga
in tempi rapidi ma che occupi l'arco di alcuni anni, significa che non
c'è la possibilità di passare dal bianco al nero. Un giorno, anzi un
momento, l'adolescente dirà che vuole bianco, il momento dopo richiederà
drasticamente il nero. Questo richiede a chi vive accanto agli adolescenti,
genitori ed educatori più in generale, pazienza, disponibilità autentica,
costanza, non rigidità, capacità di essere flessibili e pronti ad accogliere
i cambiamenti di umore, di atteggiamenti, di pensieri. Non sono un trucco
degli adolescenti per creare scompiglio nella mente degli adulti, sono
prove generali. Se non è possibile pensare al più semplice spettacolo
teatrale senza prevedere estenuanti prove, non è pensabile che l'adolescente
non abbia il bisogno ed il diritto di fare le sue prove generali prima
di fare la sua entrata in scena, da pari, con gli adulti.
Ed ecco che, forse, se guardiamo in questo
modo ai ragazzi che ci vivono accanto o con cui viviamo tutti i giorni
nelle aule scolastiche, potremo leggere certe insostenibili prese di
posizione di alcuni di loro come un mettere alla prova le proprie capacità
critiche; potremo sorridere serenamente vedendo certi atteggiamenti
da giovane donna di ragazzine appena uscite dalla fanciullezza se le
leggeremo come un mettere alla prova la propria capacità di attrarre
l'altro sesso e non come disponibilità reale a corrispondere a richieste
di tipo sessuale; la difficoltà di qualche ragazzo o ragazza, particolarmente
timidi, ad esprimersi in classe sarà forse meno insostenibile e avremo
maggiori strumenti di decodificazione se li leggeremo come manifestazione
della impossibilità a reggere il peso della vergogna per qualcosa che
si potrebbe fare o dire.
Le esperienze che gli adulti fanno tutti
i giorni rischiando, come è normale, di essere accolti, accettati o
no, sono esperienze cruciali per gli adolescenti che, in quel preciso
momento della loro vita, si stanno mettendo alla prova.
I rischi che gli adolescenti sembrano disposti a correre sono di altri
tipi e sono proprio connessi con il senso del rischio. Da bambini avevano
pensato di essere immortali, con l'adolescenza e con i repentini ed
incredibili mutamenti del loro corpo, nel momento in cui si avvicinano
ad essere adulti, imparano che anche il loro corpo potrebbe finire,
morire. I rischi sono un modo per dimostrare a se stessi che di questo
non hanno paura, oppure possono essere un modo per manifestare la rabbia;
l'uso di sostanze può essere un modo per sentirsi parte di un gruppo
oppure può essere una forma di automedicazione per le emozioni ed i
sentimenti di tristezza, di sfiducia, di senso di inadeguatezza, ed
altri ancora, che sembrano impossibili da sostenere; l'attenzione al
propri corpo può essere il desiderio di piacere ma si può anche trasformare
in ossessioni di tipo diverso che variano dalla compulsione ad essere
seduttive a tutti i costi al rifiuto del cibo o all'assunzione di cibo
senza nessuna capacità di controllo.
La difficoltà per noi adulti è proprio
quella di riuscire ad essere attenti ascoltatori e lettori delle comunicazioni
degli adolescenti senza essere allarmati al punto tale da non distinguere
quanto appartenga alle nostre paure di adulti, ai nostri bisogni di
adulti, alle nostre decisioni di adulti e quanto invece davvero appartiene
alla comunicazione che l'adolescente ci sta lanciando.
Se è colpevole non stare accanto all'adolescente
nel suo indispensabile percorso di crescita, riuscendo a dare vicinanza
e, allo stesso tempo, garantendo rispetto per i tempi e per le scelte
che l'adolescente ipotizza, allo stesso tempo può essere grave non riconoscere
i segnali di disagio che ci può mandare.
La difficoltà è proprio quella di non
farsi allarmare da atteggiamenti, comportamenti, modi di porsi con se
stessi e con gli altri, che rappresentano segnali del percorso che l'adolescente
sta facendo sulla strada verso la sua personale crescita e, allo stesso
tempo, valutare se quegli atteggiamenti e comportamenti rischiano di
diventare un modo di essere, l'unico modo di essere di quell'adolescente
che, con ciò , dimostra di stare privilegiando la fissità, la rigidità,
alla spinta evolutiva.
Se ci sembra che il sentimento di tristezza
di un particolare adolescente permei tutta la sua vita , e non solo
alcuni momenti, se ci sembra che il rifiuto della speranza non sia relativo
ad un'area particolare della sua vita ma che influenzi le relazioni,
con i pari e con gli adulti, la scuola e tutto il mondo, c'è da chiedersi
se non è il caso di chiedere aiuto.
Se la rabbia è l'unica nota che un adolescente
sa suonare, se i comportamenti che valutiamo come disfunzionali non
sono occasionali ma regolano la vita di un adolescente, allora c'è da
chiedersi se non è il caso di chiedere aiuto.
Se l'isolamento, inteso come rifiuto
a stare con gli altri o sensazione di impossibilità a stare con i pari
e con gli adulti stessi non è episodico ma è l'unico modo di fare passare
il tempo che un adolescente ha trovato, c'è da chiedersi se non è il
caso di chiedere aiuto.
Se il comportamento alimentare di un
adolescente diventa un mezzo per comunicare con la famiglia e con gli
altri più in generale, c'è da porsi in un atteggiamento che sia non
solo di ascolto ma anche di disponibilità vera a chiedere aiuto.
Se quello che è, invece, costante è la
nostra fatica di stare accanto ad un adolescente, oppure ai gruppi di
adolescenti, allora dobbiamo chiederci se non siamo noi ad avere bisogno
di sostegno.
Le risorse degli adolescenti
Eppure,
nonostante la difficoltà dei compiti di sviluppo, la maggiore parte
degli adolescenti arriverà all'età adulta con una definizione di chi
lui/lei è, avrà mentalizzato il proprio corpo riconoscendone tutte le
sue caratteristiche e tutte le sue funzioni, ed avrà costruito legami
sociali ed affettivi nuovi rispetto a quelli dell'infanzia. I risultati
di questo percorso saranno rispecchiati nell'equilibrio che avrà come
adulto.
Questo equilibrio non sarà qualcosa di
acquisito per sempre, eventi della vita potranno metterlo a dura prova,
quello che risulterà superabile per una persona non lo sarà per un'altra
a seconda di come le diverse persone avranno costruito il loro Sé, utilizzando
i dati biologici di partenza insieme a quelli relazionali ed ambientali
in cui avranno vissuto.
Che cosa, oggi, aiuta un adolescente
a portare a compimento i compiti di sviluppo?
Credo che si possa parlare di due fonti
di risorse, da una parte le risorse che chi è accanto agli adolescenti
può dare, da un'altra le risorse interne degli adolescenti stessi.
Una famiglia attenta, solidale, vicina senza essere invasiva, è una grande risorsa. Genitori, il padre soprattutto, che riescano a fare sentire il figlio o la figlia adolescente riconosciuti nel loro valore, sono fondamentali perché quei figli possano fare proprio un sentimento di valore personale, di possibilità di fidarsi di sé, che sarà un importante motore per tutto il resto della vita. L'autostima si acquista attraverso le interazioni con quelle che Carl Rogers chiama le "figure criterio". Se queste figure criterio non rimanderanno all'adolescente un'idea di sè come persona di valore, difficilmente e solo con molta più fatica, potrà imparare a darsi valore. Genitori, padri o madri che siano, che vivano l'adolescenza di un figlio o di una figlia, come capacità di spiccare il volo lontani dal nido e non come una perdita che lascia il nido vuoto, faciliteranno l'adolescente a perseguire i suoi compiti di sviluppo.
Una scuola che tenga conto della sua
funzione educativa, nel senso più ampio del termine, è una fortuna che
dovrebbe, istituzionalmente, essere davvero garantita a tutti gli adolescenti.
In una scuola così, c'è collaborazione
intorno ai ragazzi che si prendono in carico, c'è collaborazione con
le famiglie, c'è la chiara consapevolezza che si sta lavorando ad un
progetto comune che è quello di facilitare, nel senso di rendere possibile
e non necessariamente facile, il percorso che gli adolescenti , loro
e nessun altro che loro, devono compiere.
In una scuola che ha queste finalità
non solo dichiarate nel Piano della Offerta Formativa, ma che si chiede
continuamente come raggiungere gli obiettivi trasversali, o aspecifici
che dire si voglia, si utilizza il gruppo classe come occasione e non
come vincolo disturbante che sembra impedire l'apprendimento delle competenze
cognitive, di contenuto e, ultimo per ordine ma non per importanza,
le competenze sociali. In una scuola di questo tipo, ci sono senz'altro
degli adulti disposti ad essere utilizzati dagli studenti come adulti
di riferimento.
L'adulto di riferimento è una figura
importante nel percorso che dall'adolescenza porta all'età adulta.
E', innanzitutto, un altro modello di
adulto rispetto alle figure genitoriali e, proprio per questo, aiuta
l'adolescente ad allargare il proprio orizzonte rispetto agli adulti;
è una persona che può ascoltare, capire, senza rischiare l'eccessivo
coinvolgimento dei genitori; con un adulto di questo tipo si può parlare
senza rischiare di entrare in un "conflitto di interessi", è una persona
che può rispondere a domande che non si ritiene opportuno fare ai genitori.
Un adulto che intenda ricoprire un ruolo
di questo tipo, se riuscirà a farlo per l'adolescente e non per soddisfare
i suoi bisogni affettivi, potrà essere una grande risorsa. Un adulto
di questo tipo, all'interno di una istituzione fondamentale come la
scuola è nella vita degli adolescenti, potrà avere una funzione di potenziamento
dell'autostima per quei ragazzi che hanno altre fonti di nutrimento
e potrà essere ,invece, un'importante fonte sostitutiva di nutrimento
per quelli, meno fortunati, che non ne hanno altre.
Quando parlo di autostima non penso solamente
ai riconoscimenti positivi che si possono dare ai ragazzi all'interno
dei percorsi scolastici, penso innanzitutto al riconoscimento fondamentale
che arriva ad un adolescente dall'essere ascoltato da una persona adulta
a cui lui si rivolge ed a cui, quindi, riconosce competenza. In una
fase di dubbi , perplessità su chi lui/ lei è, un adulto che ascolta
dà, di per sé, valore all'adolescente che parla. Se mi ascolti davvero,
se sei disposto a stare con me vuol dire che quello che arriva da me
a te ha valore: questa è la base del diritto di esistere e della autostima.
La
possibilità di vivere in un territorio che promuova percorsi di cittadinanza
attiva che partano davvero da un'analisi dei bisogni degli adolescenti
a cui sono rivolti, è un'altra chance importante.
Un territorio di questo tipo è un luogo
in cui si insegna agli adolescenti a rapportarsi alle istituzioni altre
dalla scuola perché l'adolescente non sa molto di queste istituzioni,
non sa che ci sono leggi che lo riguardano, che ci sono uffici di cui
lui/lei sono gli utenti privilegiati.
In un territorio così si vanno a cercare
gli adolescenti non solo nelle scuole, lì dove sono "naturalmente" aggregati,
ma nei luoghi di ritrovo informale, lì dove i ragazzi si riuniscono
secondo criteri di scelta che sono i loro e non quelli degli adulti.
Ed ecco che gli operatori di strada,
generalmente giovani adulti, possono proporsi come un altro genere di
adulto di riferimento che può essere di aiuto per avvicinarsi al mondo
delle istituzioni e non solo.
In un territorio di questo tipo si creano
occasioni di counselling per gli adolescenti, luoghi deputati ad accogliere
le richieste forse più complesse di qualche adolescente che fatica a
trovare la sua strada, che ha magari solo paura di non farcela e che
cerca un adulto, a cui riconosce una particolare competenza, per sentirsi
rassicurato nel proprio valore e nella conseguente capacità di andare
avanti perché avere valore non significa non avere problemi, significa
avere fiducia nelle proprie capacità di affrontarli.
Ognuno
di noi può costituire, a seconda del ruolo che ricopre, una risorsa
per gli adolescenti che incontra. E', quindi, possibile stare accanto
agli adolescenti che svolgono i loro compiti di sviluppo non sottovalutando
quello che accade dentro di loro ma, anzi, riconoscendone l'importanza,
l'impossibilità di eludere il percorso di crescita.Tutto questo, però,
non sarebbe sufficiente se non potessimo contare sugli adolescenti stessi.
Nessun adulto può essere di riferimento
se l'adolescente non gli riconosce competenza e, quindi , il potere
decisionale è dell'adolescente.
Il nostro compito è di essere pronti
ad accogliere le domande dei ragazzi , è di essere credibili perché
nella loro mente ci sia lo spazio per noi ma la motivazione a rivolgersi
ad un adulto o, più semplicemente , ad accettare la relazione con adulti,
non può che essere dell'adolescente stesso.
Che cosa porta un ragazzo o una ragazza
a portare a compimento i difficili compiti di sviluppo dell'adolescenza?
Innanzitutto, la spinta evolutiva.
Il corpo dell'adolescente cambia, la
mente dell'adolescente cambia, le esigenze dell'adolescente cambiano,
è qualcosa che preme per avere risposte e l'adolescente, ognuno con
il suo stile personale , cerca di trovare soddisfacimento a queste richieste
pressanti che arrivano da dentro e che sono non consapevoli, non facili
da leggere ma che, tuttavia, non si possono ignorare.
C'è il desiderio di sapere, c'è la voglia
di sapere quello che gli adulti non hanno mai raccontato e c'è il desiderio
di avere conoscenze diverse da quelle degli adulti.
Chi non ha mai notato la soddisfazione
di un adolescente davanti all'ignoranza di un adulto in campo musicale
o rispetto ad altre aree in cui l'adolescente ama sentirsi più competente?
C'è la spinta verso nuove forme di vita
sociale, diventano diverse le forme e i luoghi di aggregazione.
Questo è il periodo in cui entra in campo
l'amico o l'amica del cuore, la persona con cui si condivide tutto,
che si desidera fare partecipe di tutto . E' una persona con cui confrontarsi,
con cui condividere dubbi e rabbie, è la persona con cui ci si può lamentare
dei propri genitori senza sentirsi troppo dilaniati dal senso di colpa.
L'amico del cuore garantisce ascolto e segretezza a chi, per separarsi,
ha bisogno di vedere quello che non va nelle figure genitoriali che
una volta erano viste come onnipotenti.
Se l'adulto rischia di sorridere davanti
alle preoccupazioni estetiche dei ragazzini, l'amico del cuore le condivide
pienamente, è un giudice serio ed attendibile.
L'amico del cuore è la persona con cui
ci si può sperimentare e fare discorsi da grandi, sulla vita, sulla
morte, sui progetti per il futuro senza sentirsi mettere davanti tutti
gli ostacoli, i "se" e i "ma" che gli adulti pongono continuamente.
Con l'amico del cuore si può ancora giocare e si può sognare come si
vorrebbe essere da grandi.
Con l'amico del cuore si può parlare
dell'altro sesso, si possono verificare le proprie ipotesi, si possono
organizzare le prime manovre di avvicinamento. In compagnia dell'amico
del cuore ci si può avvicinare con meno timori agli altri e si può sperimentare
con più baldanza il gruppo dei pari. Non è un caso che si parli di gruppi
di ragazzi di pari età. Durante la pre-adolescenza e l'adolescenza ci
sono cambiamenti rapidi e significativi, due anni di differenza rendono
i ragazzi molto diversi tra loro in un momento in cui hanno bisogno
di sentirsi uguali ed ecco quindi che si aggregano con i pari di età.
Il gruppo degli amici, quelli che si
sono scelti, non quelli che si trovano a scuola, è un altro importante
sostegno emotivo. Diventa la propria realtà con i propri riti e le proprie
mode. Il mondo degli adulti è altro da questo ed è, certamente, molto
poco interessante per un adolescente. Non c'è da meravigliarsi , quindi,
se l'andamento delle relazioni nel gruppo ha un'importanza che supera
molte altre cose, tra cui i risultati scolastici, per un adolescente.
Il gruppo è qualcosa di cui non si può fare a meno , pena la sensazione
di terribile isolamento che l'adolescente non vuole sentire perché ha
paura di non poterla affrontare e superare. Il gruppo dei pari dà un
senso di forza impareggiabile.
Solo quando si sarà conquistata una maggiore
sicurezza rispetto a "chi sono io" sarà possibile, soprattutto per i
maschi, avventurarsi nel cercare il compagno o la compagna di coppia.
Per le femmine la ricerca del compagno, ed il successo in questa ricerca,
sembrano essere parte imprescindibile della propria individuazione di
"chi sono io" e questo spiegherebbe anche la ricerca più precoce che
le femmine fanno di una relazione di coppia rispetto ai maschi. Quindi
non, o non solo, una pretesa maggiore maturità delle bambine ma proprio
una necessità di fare un diverso percorso per portare a compimento i
compiti di sviluppo.
Concludo
con un appello rivolto agli adulti, a tutti quelli che, a vario titolo,
incontrano adolescenti.
C'è qualcosa che un adulto non dovrebbe
davvero fare mai ed è ferire l'adolescente sul piano della speranza.
Il percorso, come abbiamo visto, è complesso.
Come adulti sappiamo che ogni volta che c'è una strada difficile da
percorrere ci sono anche i dubbi e le incertezze, soprattutto relative
al chiedersi se ce la faremo. Questo, a maggiore ragione, succede all'adolescente
che , in quanto tale, percorre strade di cui non ha alcuna esperienza.
E' fondamentale che possa credere che quello che oggi non ha funzionato
come avrebbe voluto, funzionerà domani; è fondamentale che possa credere
che vale la pena crescere e diventare adulti. Se si distrugge, con il
proprio comportamento o con il proprio atteggiamento nei confronti della
vita, la speranza nel futuro, si rischia di distruggere la motivazione
dell'adolescente a crescere, e questo un adulto non dovrebbe farlo.
I ragazzi che incontro, da quelli che
vengono per problemi davvero seri a quelli che vengono per chiedere
ascolto e riconoscimento, sono sempre persone che hanno qualcosa da
regalare e da insegnare; quello che comunicano non è mai banale. Credo
nell'importanza di dare riconoscimento al loro valore di persone in
crescita, al loro sforzo di diventare grandi.
Bibliografia:
Anoressia, Hilde Bruch, ed. Raffaello Cortina Editore
Terapia Centrata sul Cliente, Carl R. Rogers, ed. La Nuova Italia
Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia, M. A. Reda, La Nuova Italia
La famiglia del tossicodipendente, S.Cirillo, R. Berrini, G. Cambiaso, R. Mazza, ed. Raffaello Cortina Editore
Adolescenti e genitori, M. Malagoli Togliatti, R. Ardone, ed. La Nuova Italia Scientifica
I nuovi adolescenti, G. Pietropolli Charmet, ed. Raffaello Cortina Editori
