N. 11 - Luglio 2005
RECENSIONI, RIFLESSIONI SULLA SCRITTURA
Prefazione
La recensione di Alberto Lorenzini al libro della McWilliams, nella sua essenzia-lità sintetica e chiarezza, non ha bisogno di introduzioni. Pensiamo di fare ope-ra utile per i lettori, accludendo l'indice per capitoli del libro, come contributo e stimolo alla sua conoscenza. Tralasciamo la ricca elencazione dei paragrafi.
Cap.1 Questioni concettuali.
Cap. 2 La diagnosi psicoanalitica del carattere.
Cap. 3 I livelli evolutivi dell'organizzazione della personalità.
Cap. 4 Implicazioni cliniche dei livelli evolutivi di organizzazione.
Cap. 5 I processi difensivi primari (primitivi).
Cap. 6 I processi difensivi secondari (di ordine superiore).
Cap. 7 La personalità psicopatica (antisociale).
Cap. 8 Le personalità narcisistiche.
Cap. 9 La personalità schizoide.
Cap. 10 La personalità paranoie.
Cap. 11 La personalità depressiva e la personalità maniacale.
Cap. 12 La personalità masochistica (autodistruttiva).
Cap. 13 La personalità ossessiva e compulsava.
Cap. 14 La personalità isterica (istrionica).
Cap. 15 La personalità dissociativa.
Nancy McWilliams. La diagnosi psicoanalitica. Astrolabio, 1999.
Letto da Alberto Lorenzini.
Sono sicuro che ad altri, come a me, possa essere sfuggito questo testo pre-zioso che ormai da cinque anni prende polvere sugli scaffali delle librerie me-glio rifornite. Avendolo letto solo recentemente, dopo avere personalmente in-contrato l'autrice, protagonista di un seminario organizzato a Roma dalla SIPRE (Società Italiana di Psicoanalisi Relazionale) alcuni mesi or sono, devo dire che adesso lo metterei al sesto posto, dopo i cinque libri di psicoanalisi che finora pensavo di dover salvare dal diluvio universale dell'incombente barbarie psicorganicistica. [1]
Di più: questo libro mi ha fatto completamente ricredere su di un punto che giudicavo ormai assodato, e cioè che la diagnosi fosse poco interessante in psicoanalisi, che fosse noiosa e che un'eccessiva preoccupazione in tal senso rischiasse di portare allo schematismo e al preconcetto. Lungi da tutto ciò, direi che quasi ogni pagina della Diagnosi psicoanalitica di Nancy McWilliams è attraversata dalla freschezza, dalla saggezza teorica e pratica e soprattutto dalla genialità di sintesi semplici e fulminanti. Dovessi trovare una sola parola per definire la qualità di questo libro, direi che è stato scritto in uno stato di grazia. Questo potrebbe sembrare un elogio un pò troppo sperticato, ma devo dire che, leggendo pagina dopo pagina, ho ritrovato a più riprese la stessa emozione che ho provato a Roma, ascoltando di persona l'autrice che ha parlato ininterrottamente per almeno quattro ore, prima del paziente schizoide, poi del paziente paranoide e, per finire, di un caso clinico assai difficile. Eravamo un centinaio di partecipanti fra i quali non volava una mosca e in un momento di pausa l'emozione di tutti noi era così palpabile che ci siamo guardati quasi imbarazzati e increduli che attraverso una conferenza fosse possibile raggiungere un'intensità del genere.
Credo sia chiaro, a questo punto, che nessun riassunto del contenuto concettuale e formale potrà mai rendere giustizia al valore di questo libro e che l'unico modo sia quello di leggerlo. In ogni caso, McWilliams ci presenta una griglia dove, sugli assi cartesiani, s'incrociano due dimensioni: quella evolutiva e quella tipologica, e all'interno di questa griglia si distendono e trovano magicamente posto tutte le complessità del disturbo psicologico. Per la prima volta ho provato il sollievo di una visione d'insieme, ordinata e profondamente sensata, di una materia così intricata e complessa che sembrava dover sfuggire per sempre ad una rigorosa definizione, pena forzature e semplificazioni che avrebbero fatto torto alla verità. Ma qui non c'è nessuna forzatura e la semplicità non è mai semplificazione. Credo che i chimici dell'Ottocento abbiano provato una sensazione paragonabile di fronte alla tavola periodica degli elementi di Mendeleev.
La dimensione evolutiva è un continuum che va dal livello sanità/nevrosi, dove vigono l'integrazione dell'identità e la costanza dell'oggetto, attraversa il livello borderline che si organizza fra Scilla e Cariddi di separazione e individuazione vissuti allo stato di opposti inconciliabili e arriva fino all'estremo psicotico della simbiosi e della totale indifferenziazione fra il sé e l'oggetto. L'elemento psicologico che definisce la dimensione tipologica e dà un'impronta caratteristica e inevitabile al carattere è costituito invece dalla difesa psicologica predominante. Ovviamente, i caratteri che si sviluppano a partire dalle difese più primitive tendono a saturare maggiormente il polo border e psicotico dello spettro, mentre quelli che si organizzano intorno alle difese più mature tendono a saturare maggiormente il polo opposto. Il controllo onnipotente è l'operazione difensiva primaria nelle persone psicopatiche, cioè nelle persone che manipolano costantemente e consapevolmente gli altri e non provano nessun senso di colpa. L'idealizzazione primitiva dà la sua impronta alla personalità narcisistica: "Quando una persona sembra vivere la propria vita cercando di classificare ogni aspetto della condizione umana secondo il suo valore rispetto ad alternative meno favorevoli e sembra motivata dalla ricerca della perfezione, sia attraverso la fusione con oggetti idealizzati sia sforzandosi di perfezionare se stessa, noi riteniamo che si tratti di una persona narcisista." Il ritiro primitivo (magari a causa di intrusione o violazione emotiva da parte delle figure di riferimento) rappresenta la difesa abituale di quelle persone che gli analisti definiscono schizoidi. Quando una persona usa la proiezione come modalità principale per comprendere il mondo e affrontare la vita, possiamo dire che ha un carattere paranoide. Chi ricorre regolarmente all'introiezione per ridurre l'angoscia e assicurare la continuità del sé, mantenendo legami psicologici con oggetti non remunerativi appartenenti a periodi precedenti dell'esistenza, sarà considerato caratteriologicamente depresso. E così via, attraverso una carrellata completa ed esauriente che considera tutte le principali difese psicologiche e le sfaccettature caratteriali ad esse collegate, senza la presunzione di voler chiudere nessuna porta, perché, come McWilliams esplicitamente riconosce, "è possibile utilizzare in senso difensivo praticamente ogni processo psicologico".
Alberto Lorenzini
E-mail: alberto.lorenzini3@tin.it[1] I primi cinque sono: L'interpretazione dei sogni di S. Freud; Nevrosi e sviluppo della personalità di K. Horney; L'io diviso di R. Laing; Struttura della personalità e interazione umana di H. Guntrip e Il dramma del bambino dotato di A. Miller.
