N. 3 - Ottobre 2001
Note sul concetto di empatia 2a parte
Carl Rogers e la centralità dell'empatia nella realzione terapeutica.
È il più terrificante dei sentimenti rendersi conto che il medico non sa vedere la tua realtà, che non sa capire quello che senti, e che sta andando avanti semplicemente di testa sua. Cominciavo a sentire di essere invisibile e forse di non esserci nemmeno.
Ronald Laing Lio diviso.
Le
premesse di quell'attitudine terapeutica e relazionale che, in un secondo
tempo, Rogers chiamerà empatia si trovano nell'opera Psicoterapia
di consultazione. [1]
Nella prima parte del libro, ad esemplificazione di un ascolto in sede
di counseling, viene illustrato l'atteggiamento del counselor più
funzionale in tal senso:
Il counselor ascolta senza criticare, senza discutere, senza dimostrare consenso, lo sfogo adirato della madre, la sua sensazione di impotenza, la sua pena e la sua disperazione, accetta tutti questi sentimenti come un dato di fatto e li esprime in forma più chiara di quanto abbia fatto la madre. Inoltre il counselor recepisce non il contenuto, ma il sentimento delle lagnanze della madre. [2]
in forma
più chiara di quanto non abbia fatto la madre e
recepisce
non il contenuto, ma il sentimento sono già le due caratteristiche
generali di una relazione empatica e cioè la comunicazione all'altro
della ricezione e l'ingresso del terapeuta nel campo delle emozioni
e non del semplice contenuto.
E questa intuizione viene ulteriormente ribadita, sempre nella stessa
opera:
"Probabilmente ciò che è più difficile acquisire, nel counseling, è l'arte di fare attenzione al sentimento espresso dal soggetto, per poter dare una risposta al sentimento, piuttosto che occuparsi esclusivamente del contenuto intellettuale". [3]
Questa risposta al sentimento non viene ancora formalizzata, non ne
viene costruita una formula procedurale, ma ne viene indicata chiaramente
l'esigenza fondamentale, soprattutto in presenza dell'espressione di
sentimenti negativi da parte del cliente.
Nelle pagine immediatamente seguenti, sempre della stessa opera, vengono
confrontati gli ascolti di altri due clienti (due studenti universitari
bloccati nella progressione degli studi). Il dialogo delle due consultazioni
viene registrato e ne viene fatta un'analisi puntuale e un confronto
fra le reazioni del primo counselor, che rispondeva soprattutto sul
piano del contenuto, e l'atteggiamento del secondo, che rispondeva anche
sul piano dei sentimenti (si tratta del caso clinico di Paul).
La riflessione di Rogers è tesa a dimostrare come questa seconda
modalità allarghi notevolmente l'area della coscienza di Paul,
che passa dall'attenzione al problema immediato alla scoperta di una
profonda contraddizione esistente nellimpostazione del rapporto
con i genitori, che si rivelerà poi essere lelemento bloccante
delle energie da rivolgere allo studio.
Landamento del secondo colloquio con Paul sottolinea come il counselor
riprenda le affermazioni dello studente e ne sottolinei le emozioni
e i sentimenti provati.
In buona sostanza, in questi esempi, viene descritta una condizione
del rapporto terapeutico che, in seguito, con puntualizzazione via via
sempre più precisa, verrà definita empatia.
Nelle opere successive Carl Rogers attribuirà
sempre allempatia una posizione centrale nel corpus teorico-pratico
della sua psicologia e della sua filosofia.
Nell'opera fondamentale di Rogers
[4] l'empatia viene elencata fra le sei condizioni
necessarie per provocare una modificazione costruttiva della personalità.
Infatti, al punto 6, si legge:
Il terapeuta prova una comprensione empatica del sistema di riferimento interno del cliente e si sforza di comunicare al cliente questa esperienza
Si verifica una comunicazione, almeno parziale, della comprensione empatica e della considerazione positiva ed incondizionata del terapeuta per il cliente. [5].
Chiare e nette sono qui le due condizioni caratteristiche dellempatia
e della sua funzionalità: sentire, da parte del terapeuta, il
riferimento interno del cliente (il cliente sul piano emozionale) e
restituirlo al cliente stesso.
Nellanalisi specifica della condizione empatica, questa viene
poi definita come:
Sentire il mondo personale del cliente come se fosse nostro, senza però mai perdere questa qualità del come se, questa è empatia: sentire l'ira, la paura, il turbamento del cliente, senza però aggiungervi la nostra paura, il nostro turbamento.
Poco dopo viene anche spiegata chiaramente la finalità di questa condizione:
Quando il terapeuta sente il mondo personale del cliente
in modo così chiaro da potervisi muovere liberamente, può sia
esprimere quello di cui il cliente si rende conto, sia dare un significato
a quegli aspetti dellesperienza del cliente di cui egli stesso (il cliente)
è scarsamente conscio.
[6]
Sempre nella medesima opera, con atteggiamento scientifico (nel senso di opinione
sottoposta a prova e verifica) Rogers riporta i dati di uno studio di Heine
[7], riferiti alle risposte di un certo numero di soggetti
trattati in psicoterapia da specialisti di scuole diverse.
Alla domandache cosa avesse determinato i cambiamenti nel corso del rapporto
psicoterapeutico, i clienti hanno risposto, tra l'altro, che
la procedura terapeutica che avevano trovato più giovevole
era quella in cui il terapeuta chiarificava e definiva apertamente i sentimenti
che il cliente aveva accennato in maniera nebulosa ed esitante
[8].
Successivamente, in ordine temporale, la ricerca di Quinn sottolinea che capire
i sentimenti del cliente è essenzialmente un desiderio di comprendere,
in senso generale di accogliere, di tenere dentro:
sembra abbastanza chiaro che sia latteggiamento di
voler comprendere lessenza di ciò che si comunica
[9].
Il desiderio di voler comprendere lessenza emotiva di quello che il
cliente comunica, come se il terapeuta lo sentisse di persona può anche
dare adito ad errori, ma lascia sempre la possibilità di rimediare,
in quanto permette al cliente la possibilità di meglio precisare quello
che sente.
Sempre nella stessa opera, quando Rogers parla delle caratteristiche di una
relazione di aiuto, dedica allempatia un lungo ragionamento, che vale
la pena di riportare:
Un altro quesito che mi pongo è questo. Posso entrare completamente
nel mondo dei sentimenti e dei significati personali di un altro, in modo
da recepirli così completamente da perdere ogni desiderio di valutarlo
e di giudicarlo? Posso entrarci in modo così sensibile da potermi muovere
liberamente, senza calpestare dei significati per lui preziosi?
Posso scrutarlo in modo così fine da poter afferrare non solo i
significati dellesperienza per lui ovvi, ma anche quelli che sono solo
impliciti, che egli vede oscuramente o confusamente? Posso estendere senza
limiti questa comprensione? Penso a quel cliente che diceva: - Quando io trovo
qualcuno che capisce solamente una parte di me so che si giungerà ad
un momento in cui non potrà più capirmi. Ciò che ho atteso
con tanta ansia è qualcuno in grado di capire la mia persona tutta
intera. -
Per me è più facile trovare questo tipo di comprensione per
alcuni clienti trattati individualmente che non per gli studenti di un corso
o per i membri di un gruppo di lavoro. Sono, infatti, tentato di dire bravo
allo studente e di mostrare al mio collaboratore gli errori nel suo modo di
pensare. Quando tuttavia posso permettere a me stesso di comprendere a fondo,
anche in queste situazioni, ciò è di vantaggio reciproco. Con
i clienti in terapia, poi, sono spesso impressionato dal fatto che anche una
minima quantità di comprensione empatica, anche un tentativo precario
e maldestro di afferrare la confusa complessità dei suoi significati
è utile, sebbene non ci sia dubbio che è più utile voler
vedere e formulare chiaramente i significati per lui ancora confusi e poco
chiari delle sue esperienze [10].
Quando poi vengono trattate le caratteristiche del rapporto interpersonale
Rogers evidenzia le difficoltà del sentire empatico e la infrequenza
di questo tipo di comprensione nel rapporto sociale quotidiano. Molto più
diffusa è la comprensione che valuta dallesterno e filtra attraverso
lesperienza dellascoltatore le sensazioni dellaltro, così
deformandole e selezionandole.
Lempatia è invece una veritiera apertura a cercare di comprendere
lo stile di vita che unaltra persona sperimenta; in tal modo una persona
può accorgersi che qualcuno (in questo caso il terapeuta) lo capisce
e capisce come la persona pensa di essere, senza voler analizzare o giudicare.
In una tale atmosfera il cliente avverte la possibilità di aprirsi
e di crescere e, soprattutto, di non essere solo in quel sentimento.
Questultima sensazione, da parte del cliente, è molto importante,
soprattutto allinizio del processo terapeutico, perché gli permette
di sperimentare e di riconoscere i suoi sentimenti negativi.
Questo primo passo è essenziale per lo sviluppo del futuro rapporto
psicoterapeutico: la comunione di contatto crea compagnia e, di
conseguenza, legame.
È proprio il presupposto caratteristico della relazione empatica che
rende possibile quello che Rogers chiama l'imponente movimento del
quarto stadio dello sviluppo terapeutico, quando:
Il cliente riconosce limportanza delle contraddizioni e delle
incongruenze tra lesperienza e il Sé
Il cliente comincia
a sentirsi responsabile dei propri problemi, anche se un tale sentimento è
molto precario. Sebbene una relazione personale gli appaia ancora pericolosa,
il cliente si arrischia, entrando in rapporto, entro certi limiti, sulla base
dei propri sentimenti [11].
Fino ad arrivare alla pienezza, a volte positivamente drammatica
del quarto stadio quando:
l'immediatezza dell'esperienza attuale ed i sentimenti in essa
implicati sono accettati come qualcosa che è presente, non come qualcosa
da negare, da temere o da combattere.
[12]
Per arrivare a quella che può sembrare una sorta di summa del pensiero
di Rogers (almeno per quanto riguarda le opere tradotte in italiano), riguardo
all'argomento empatia, bisogna attendere Un modo di essere.
[13] Un intero capitolo del libro, il settimo, è dedicato
all'empatia.
In queste pagine Rogers, nel suo stile molto personale, che unisce il racconto
di riflessioni intellettuali alla presentazione di esperienze professionali
e alla descrizione di relazioni professionalmente significative, ripercorre
le tappe fondamentali del suo cammino di terapeuta.
Riferendosi alle prime esperienze, soprattutto di counseling, Rogers ribadisce
limportanza di un ascolto attento, in una relazione di aiuto e racconta
che, agli inizi della professione, non avvertiva ancora chiarezza riguardo
alla selettività dell'ascolto e ad una possibile interazione col cliente.
Ed è del periodo successivo alle prime esperienze, il periodo cioè
di insegnamento alla Ohio State University, la profonda riflessione sui metodi
della psicoterapia e la messa a punto degli strumenti originali, tra cui l'empatia,
concetto di cui la seguente definizione è forse la più completa:
lo stato di empatia, dellessere empatico, è il
recepire lo schema di riferimento interiore di un altro con accuratezza e
con le componenti emozionali e di significato ad esso pertinenti, come se
una sola fosse la persona - ma senza mai perdere di vista questa condizione
de come se. Significa perciò sentire la ferita o il piacere di un altro
come lui lo sente, e di percepirne le cause come lui le percepisce, ma senza
mai dimenticarsi che è come se io fossi ferito o provassi piacere e
così via. Se questa qualità di come se manca, allora lo stato
è quello dellidentificazione.
[14]
Sempre in Un modo di essere viene anche sottolineata la
grande importanza dellempatia nel processo terapeutico:
un alto grado di empatia in una relazione è probabilmente
il fattore più potente nellapportare trasformazioni e apprendimento.
[15]
Molto significativa è anche l'attenzione che Rogers dedica allesperire
e alla funzione dellempatia in tal senso, nel significato che un terapeuta
empatico è l'agente più efficace per
richiamare in modo sensibile lattenzione sul significato
percepito che il cliente sta sperimentando in quel particolare momento, e
portare ulteriormente al suo esperire pieno e non inibito.
[16]
Sempre nello stesso capitolo Rogers ribadisce, con altre parole, ma con analogo
significato, la definizione di empatia, soffermandosi particolarmente sulla
condizione del come se.
In Un modo di essere Rogers sembra molto più attento
a definire gli aspetti della sua dottrina in chiave filosofica, nel significato
più generale di mondo dei fini, che a delimitarli sotto
l'aspetto psicologico, nel significato più specifico di mondo
delle relazioni; tant'è che un intero paragrafo, sempre nel capitolo
settimo, è dedicato ad una sorta di divulgazione illuminista
per i non addetti del concetto di empatia.
Le parole precise di questa definizione non sono di pugno di Rogers, ma estratte
da un opuscolo, intitolato Rap Manual, frutto di un corso
di formazione tenuto da due psicologi, Gendlin e Hendricks, presso una Comunità
di sostegno chiamata Cambiamenti e finalizzata ad aiutare le persone
comuni a sostenere il processo di cambiamento di unaltra persona.
[17]
La descrizione riguarda un fenomeno definito ascolto assoluto,
ma si adatta benissimo all'empatia:
qui non si tratta di fare trucchi
alla gente. Ascoltate semplicemente, e quindi riproponete la cosa che laltra
persona sta esprimendo, fino a che, un passo dopo laltro, essa riesce
ad afferrarla al momento dato. Non mescolate con essa alcuno dei vostri pensieri
o ipotesi, non mettete mai nellaltra persona una qualunque cosa che
essa non abbia espresso. Per mostrare che comprendete esattamente, dite una
frase o due che tocchino con precisione il significato personale che laltra
sta cercando di formulare. Questo di solito può essere fatto anche
con parole vostre, ma servitevi delle parole dellaltro se la questione
è particolarmente spinosa.
[18]
Sempre in Un modo di essere viene sottolineata la qualità
fondamentale del terapeuta, cioè lempatia, la cui competenza
viene presentata come separata da conoscenze professionali di altra natura:
è importante sapere che la misura in cui un terapeuta
crea un clima empatico non è correlata con le sue prestazioni accademiche
o capacità intellettuali.
[19]
Rogers definisce quindi lempatia non come uno strumento terapeutico
acquisito nellambito di un apprendimento meramente intellettuale e libresco,
ma come un modo di essere del terapeuta, appreso nelle esperienze di formazione
e continuamente verificato sia nellambito professionale che nella vita
quotidiana.
Nella stessa opera troviamo poi una sorta di decalogo sugli scopi e la funzione
dell'empatia:
il terapeuta ideale è soprattutto empatico.
Lempatia è correlata coi movimenti di autoesplorazione ed elaborazione.
Lempatia, allinizio della relazione, ne prepara il successo futuro.
Nei casi che registrano un successo, il paziente arriva a percepire
unempatia maggiore.
La comprensione empatica è fornita liberamente dal terapeuta e non
passivamente.
Tanto più è esperto il terapeuta, tanto più è
probabile che sia empatico.
Lempatia è una qualità particolare in un rapporto e i
terapeuti, in ultima analisi, ne offrono di più degli amici veri.
Quanto più un terapeuta è integrato, tanto maggiore è
il grado di empatia che dimostra.
I terapeuti esperti non sono empatici.
I clienti sono giudici migliori del grado di empatia, rispetto ai terapeuti.
Lingegnosità e lacume diagnostico non sono correlati con
lempatia.
Un modo di essere empatico può essere appreso da altre persone empatiche.
[20]
Alla fine del capitolo (stiamo sempre parlando del settimo capitolo di Un
modo di essere) Rogers individua come essenziali, per la promozione
della crescita in ambito psicoterapeutico, le seguenti motivazioni:
- laccettazione e lassenza di giudizio di una relazione
empatica permettono al cliente di assumere un atteggiamento di autovalorizzazione;
- essere ascoltati dagli altri permette maggiormente di ascoltare
se stessi;
- la maggiore comprensione di sé apre il campo a
nuovi aspetti dellesperienza che diventano parti integranti di un concetto
si sé più accuratamente fondato
[21]
Vorrei terminare questo breve excursus, di natura meramente compilativa,
sullimportanza dellempatia nel corpus dottrinale rogersiano, con
laccorato appello della paziente, il cui caso viene raccontato da Rogers
come esempio di una psicoterapia tecnicamente ineccepibile, strutturata e
referenziata secondo protocolli unanimemente condivisi dalléquipe
terapeutica in questione, ma fredda e caratterizzata da una professionalità
sterile. Si tratta del caso di una giovane donna, chiamata convenzionalmente
Elen West, finita suicida.
Rogers descrive il caso, sottolinea la freddezza intercorsa tra i terapeuti
e la donna, lincongruenza fra le necessità della persona e la
mancanza assoluta di empatia nelle varie relazioni terapeutiche.
Elen West, prima di essere lasciata sostanzialmente al suo destino (i medici,
a dispetto del rischio di suicidio, arrivano alla seguente conclusione:
non è possibile alcuna terapia affidabile. Dimettiamo la paziente),
lancia un appello disperato:
io grido, ma loro non mi sentono.
[22]
Una conferma emblematica e drammatica, riportata dallesperienza di Rogers,
che empatia vuol dire essenzialmente sentire l'altro e che, se
nella relazione terapeutica manca questo elemento, l'altro da noi scompare.
A chiusura vorrei riportare un pensiero di Bruno Bettelheim e una poesia di
Margherita Guidacci che, con parole sentite testimoniano di come lempatia
sia elemento essenziale di una relazione autentica, terapeutica e non.
Il cuore coraggioso deve infondere nella ragione tutto il suo calore
vitale, e la ragione deve perdere la sua astratta simmetria per ammettere
lamore e le pulsazioni della vita.
Non possiamo più accontentarci di una vita il cui cuore ha le sue ragioni
che la ragione non conosce. Il nostro cuore deve conoscere il mondo della
ragione, e la ragione deve essere guidata da un cuore consapevole".
[23]
AL DOTTOR Y
Sei alloscuro di tutto come noi.
Tu non puoi ricomporre un disegno spezzato,
Rendere a un fiore il suo stelo
Ad una vela la sua barca.
Quei cocci che furono anime
Non ti dicono i loro segreti.
Ma sui sentieri ingombri di macerie
Tu cammini umilmente
E raccogli ed attendi
Senza imporre nessuna conclusione
Dove altri userebbero la loro presunzione
E una scopa antisettica. [24]
Giovanni Lancellotti
Psicologo psicoterapeuta SCRIPT Centro Psicologia Umanistica
E-mail: giovannilance@tiscalinet.it
[1] CARL ROGERS Psicoterapia di consultazione, Astrolabio, 1971 (edizione americana 1942).
[2] CARL ROGERS op.cit., pag. 41.
[3] CARL ROGERS op.cit., pag 131.
[4] CARL ROGERS La terapia centrata sul cliente, Martinelli, 1970 (edizione americana 1957).
[5] CARL ROGERS op.cit., pag. 51.
[6] CARL ROGERS op.cit., pag. 57.
[7] Nell'edizione italiana di La terapia centrata sul cliente è stata omessa, probabilmente per un errore di stampa, la nota bibliografica relativa alla ricerca di questo autore.
[8] CARL ROGERS op.cit., pag. 71.
[9] R.D. QUINN, riportato in CARL ROGERS, op.cit., pag. 72.
[10] CARL ROGERS, op.cit., pagg. 82,83.
[11] CARL ROGERS, op.cit., pag. 122.
[12] CARL ROGERS, op,cit., pag.130.
[13] CARL ROGERS Un modo di essere, Martinelli, 1983 (edizione americana 1980).
[14] CARL ROGERS, op.cit., pag.121.
[15] CARL ROGERS, op.cit., pag. 120.
[16] CARL ROGERS, op.cit., pag. 121
[17] Riportato da CARL ROGERS, op.cit., pag. 125.
[18] CARL ROGERS, op.cit., pagg.125, 126.
[19] CARL ROGERS, op.cit., pag.127.
[20] CARL ROGERS, op. cit., pag.128.
[21] CARL ROGERS, op. cit., pag.129.
[22] CARL ROGERS, op. cit. pag. 139.
[23] BRUNO BETTELHEIM Prefazione a Il prezzo della vita, Adelphi, 1965, pag. XII. In edizioni successive lopera si trova anche col titolo Sopravvivere. Ledizione americana, dal titolo The informed heart è del 1960. Lautore, in questo libro, narra la sua esperienza di internato, nei campi di concentramento di Dachau e di Buchenwald, negli anni 1938-1939.
[24] MARGHERITA GUIDACCI Neurosuite, Neri Pozza Editore, Vicenza, 1970, ora raccolta in Le Poesie, Editrice Le Lettere, 1999. La raccolta di poesie Neurosuite di Margherita Guidacci (Firenze 1921 - Roma 1992), è stata scritta come il racconto di un ricovero psichiatrico dovuto ad una grave crisi depressiva della poetessa stessa.
