N. 4 - Gennaio 2002
Mappe di viaggio - riflessioni personali in chiave analitico transazionale su una esperienza di allattamento al seno.
Laura Carpantini
Lallattamento
è una delle esperienza più importanti che coinvolgono
la madre e il bambino nei suoi primi mesi di vita. Le modalità
con cui questa esperienza si sviluppa, le emozioni e i pensieri ad essa
collegate, contribuiscono senza dubbio a costruire la relazione che
si istaura tra madre e figlio e possono esprimere tratti e caratteristiche
importanti della donna e del suo bambino.
In queste brevi note, vorrei riportare
le riflessioni che si accompagnano alla mia recente esperienza di allattamento,
rilette in chiave analitico transazionale, con particolare riferimento
al confronto tra i due modelli di allattamento al seno che attualmente
sono proposti alle madri in uscita dai reparti di ostetricia e pediatria
neonatale: allattamento a richiesta" o regolato.
Se
infatti vi è oramai una quasi unanimità di accordo sullimportanza
dellallattamento al seno per lo sviluppo del benessere sia della
madre che del bambino, per cui la madre è fortemente incoraggiata
ad allattare naturalmente il proprio bambino, tuttavia è possibile
che le madri si trovino a dover decidere quasi tra due scuole di pensiero
intorno alle modalità effettive con cui allattare. Fino a qualche
tempo fa infatti, anche lallattamento naturale, come quello artificiale,
era praticato secondo un modello che suggeriva alla madre di seguire
orari fissi e prestabiliti, oggi, invece, anche grazie ad associazioni
di madri per la promozione dellallattamento naturale (es. Lega
del latte) si tende a promuovere sempre di più la pratica dell'allattamento
a richiesta. Sto parlando di due scuole di pensiero, perché dietro
a questi due differenti stili di allattamento stanno convinzioni sulla
madre e il bambino, sui loro bisogni, capacità e risorse, effettivamente
diverse e credo che la scelta tra questi due modelli dipenda probabilmente,
più che da argomenti scientifici a favore della bontà
dell'uno o dell'altro, dalle caratteristiche profonde della madre come
persona e dai primi segnali di personalità del suo bambino.
Le riflessioni che vi propongo riguardano
appunto quelli che secondo me possono essere indicati come punti di
forza e di debolezza dell'uno e dell'altro stile di allattamento.
Sinteticamente
gli argomenti che vengono portati da pediatri, ginecologi, ostetriche
etc.a favore dell'uno o dell'altro modello e le caratteristiche che
ne definiscono l'impostazione a mio avviso sono i seguenti:
1. Allattamento regolato:
su questo modello si organizzano generalmente le poppate nei reparti
di ostetricia; il bambino viene allattato ad orari prestabiliti, secondo
uno schema che varia in funzione delletà (sei poppate il
primo mese, poi cinque fino al quarto-quinto, poi quattro), e che prevede
una poppata ogni tre ore e mezzo, o quattro a seconda dello schema seguito;
alla madre all'uscita dall'ospedale viene consegnata una tabellina
di marcia con gli orari consigliati, in genere sullo schema ogni
quattro ore (6, 10, 14, 18, 22, 2) e le quantità di latte che
il neonato dovrebbe assumere in base ai giorni-mesi di vita.
Secondo questo modello si consiglia alla
madre di attenersi il più possibile alle ore previste dallo schema,
distraendo il neonato fino allora prevista per la
poppata, se si sveglia in anticipo, o svegliandolo, se ancora dorme;
si raccomanda di pesare il bambino prima e dopo il pasto per controllare
il latte ingerito e se il neonato non assume la quantità di latte
previsto, lo si osserva per due o tre poppate, per intervenire poi,
piuttosto sollecitamente con una aggiunta di latte artificiale.
Le motivazioni che i pediatri portano
a sostegno di questo modello sono sinteticamente queste:
- il neonato viene aiutato dalla madre
a trovare e seguire un ritmo adeguato di riposo/nutrimento;
- tre ore e mezzo/quattro ore è
il tempo più opportuno per consentire agli organi interni del
bambino di lavorare correttamente senza affaticarsi e al seno della
madre di riempirsi.
- è vero che i neonati possono
piangere spesso, ma non è detto che sempre piangano per fame;
prima di tre ore è improbabile che piangano per la fame; allattare
ogni volta che il neonato piange non consente alla madre di comprendere
i tipi diversi di pianto corrispondenti alle differenti esigenze del
bambino.
2. Allattamento a richiesta: secondo
questo modello si suggerisce alla madre di attaccare al seno il bambino ogni
volta che questo mostri di desiderarlo. Le poppate non hanno né un
orario né un numero prestabilito; neppure la quantità di latte
assunta dal bambino sarà sempre la stessa, ma varierà in funzione
di molti fattori (fame, consistenza del latte, etc.); pertanto è inutile
pesare il bambino ogni volta che mangia, è sufficiente farlo una volta
alla settimana per controllarne la crescita e verificare se bagna il pannolino
almeno 5 volte al giorno. Se cresce più di 100/125 g a settimana e
bagna il pannolino significa che è sufficientemente nutrito e non è
necessario intervenire in nessun altro modo.
Questo modello è sostenuto dai seguenti argomenti:
- i neonati sono capaci di autoregolarsi; dopo un periodo di anarchia,
trovano spontaneamente il proprio ritmo, corrispondente alle proprie necessità;
- la quantità di latte che il bambino assume corrisponde alle sue affettive
esigenze e per questo non necessariamente rispecchia gli standard delle tabelle
pediatriche;
- lallattamento a richiesta offre maggiori garanzie di successo di un
allattamento prolungato, in quanto la stimolazione frequente del seno determina
una maggiore produzione di latte rispetto ad una stimolazione regolata;
- il latte materno e il seno della madre costituiscono tutto ciò di
cui il neonato ha bisogno: saziano, dissetano, coccolano, rassicurano etc.;
qualsiasi altro supporto - acqua, tisane, aggiunte di latte artificiale, cucchiaini,
ciucciotti, biberon, interferiscono con il processo naturale di allattamento;
Come si vede, anche ad una primo sintetico approccio, l'idea di madre e di bambino che si presuppone ai due modelli è effettivamente diversa.
Nel primo caso laccento va sulla funzione di guida che la madre ha
nei confronti del bambino; nei testi che propongono lallattamento regolato
si parla infatti spesso della necessità per il bambino di essere guidato
dalla madre a trovare il proprio ritmo attraverso una proposta di orari piuttosto
rigidi, che prevedono una minima elasticità; diversamente secondo i
sostenitori dell'allattamento a richiesta il bambino è dotato sin dalla
nascita della capacità di autoregolarsi e di trovare da solo il proprio
ritmo.
In termini di A.T. si potrebbe dire che nel primo caso alla madre è
richiesta sin da subito lattivazione oltre che del Genitore Nutritivo,
anche di quello Normativo, comprendendo sin da subito nel suo ruolo di genitore
la funzione di promuovere nel bambino un adattamento alla richieste dell'ambiente
in un processo educativo-adattivo. Congruentemente al bambino sono riconosciuti,
sin dalla nascita, oltre che dei bisogni, delle capacità di adattamento,
di gestione, se pur minima della frustrazione.
Diversamente, per quanto riguarda lallattamento a richiesta, laccento è posto quasi esclusivamente sulla funzione nutritiva del Genitore della madre, rimandando a dopo i sei mesi l'attivazione della parte normativa, e sulla necessità di far confluire le energie essenzialmente su questa parte protettiva per favorire nel bambino lo sviluppo delle sicurezze rispetto alla legittimità dei suoi bisogni di base e alla solidità della propria base sicura; in altre parole un solido attaccamento.
In termini di okeness, il secondo modello sembra più facilmente aprire
la strada ad una percezione ++ nelle posizioni esistenziali di madre e bambino,
in quanto si sollecita la madre ad accogliere sempre e comunque i bisogni
del bambino: il bambino è ok ed è fin dall'inizio una persona
con delle competenze per la sua vita. Anche nei confronti della madre si promuove
un atteggiamento di positività, infondendo fiducia nelle sue capacità
di essere adeguata ai bisogni del suo bambino e raccomandando serenità
e riposo a riconoscimento dei suoi bisogni.
Se consideriamo come questi modelli possono veicolare delle ingiunzioni, ancora
una volta il modello dellallattamento a richiesta sembra evitare più
facilmente il passaggio di messaggi del tipo non sentire, non
essere un bambino, non entrare in intimità, non
chiedere quello che vuoi, in quanto propone proprio, come abbiamo visto
un modello relazionale di forte accoglienza, intimità e riconoscimento
dei bisogni del bambino, mentre attenersi rigidamente a orari che non corrispondono
alle esigenze del neonato può indirettamente favorire il passaggio
di un'ingiunzione complessiva del tipo: sarai OK se sarai capace di
controllarti.
Daltra parte però, dati questi evidenti punti di forza del modello
di allattamento naturale a richiesta, si possono tuttavia riconoscere degli
elementi di debolezza o di rischio, che possono inficiare notevolmente il
raggiungimento degli obiettivi propri di questa fase evolutiva del bambino
e una relazione armoniosa con la madre.
Tale modello infatti facilita a mio avviso il mantenimento di una relazione
simbiotica per certi aspetti totalizzante della relazione madre-bambino, che
non è detto si sciolga spontaneamente dopo i sei mesi.
Se la condizione simbiotica è naturale in questi primi mesi di vita
del bambino, essa tuttavia non è più della natura totale che
la madre sperimenta durante la gravidanza, ma si apre necessariamente e gradualmente,
sin dal taglio del cordone ombelicale, all'esperienza della separazione e
della differenziazione. Un modello di allattamento che prevede la totale disponibilità
del seno materno per certi aspetti propone alla madre una simbiosi ancor più
impegnativa di quella del periodo prenatale, in quanto rischia di escludere
completamente il Bambino della mamma a favore esclusivo di quello del suo
bambino.
Tale perdita può rischiare di essere compensata con una simbiosi di
secondo ordine che vede gratificato il B1 della madre dal comportamento più
o meno soddisfacente del bambino; e questo tipo di simbiosi può rischiare
di mantenersi anche oltre il naturale periodo simbiotico neonatale, con il
conseguente passaggio di ingiunzioni del tipo non crescere-non ti separare,
con laccumulo di buoni premio, che da qualche parte e in qualche momento
la madre esigerà di ritirare.
Un altro aspetto che possiamo considerare è quello delle svalutazioni.
Possiamo riconoscerne il rischio in entrambi i modelli, in forme diverse,
spesso complementari:
- nel primo modello, quello dellallattamento regolato la
madre può svalutare il bisogno del bambino di stare in contatto con
lei più frequentemente delle 5/6 poppate previste, può svalutare
l'eventualità che abbia effettivamente fame più spesso, o che
diversamente, quando non assume la quantità di latte prevista, sia
sazio più presto; può svalutare infine la capacità del
bambino di essere effettivamente consapevole dei propri bisogni e di saperli
manifestare, sopravvalutando al contrario la capacità di sostenere
la frustrazione. Complessivamente può svalutare l'originalità
del proprio figlio, rispetto alle tabelle pediatriche.
- Nel secondo modello, nellallattamento a richiesta, la madre può al contrario svalutare la possibilità che il bambino pianga per un motivo diverso che non la fame e la propria capacità di rispondere in maniera differenziata ai bisogni del bambino; se infatti è vero che lofferta del seno risolve generalmente qualsiasi forma di pianto del bambino, non è detto che questa sia effettivamente l'unica risposta possibile, ad es. ad un pianto di sonno o di noia. Laltra svalutazione possibile è quella dei propri effettivi bisogni; non tutte le madri infatti sono in grado di sostenere una situazione di completa disponibilità e imprevedibilità senza accumulare, come dicevamo buoni premio, o stabilire simbiosi di secondo ordine. Può infatti essere che in questo caso la madre decida inconsapevolmente per lallattamento a richiesta non da una posizione di Adulto integrato, che contempera le aspettative del proprio G con i bisogni del proprio B, ma piuttosto rispondendo a spinte del tipo sii una madre perfetta o compiaci rispetto a modelli genitoriali che ha interiorizzato o che le vengono proposti da figure autorevoli -il pediatra, l'ostetrica, i libri più recenti -; anche in questo caso la madre tenderà a riproporre un'immagine ideale del proprio bambino, corrispondente ai libri o alle descrizioni proprie di questa scuola di pensiero, svalutando, come nell'altro caso, l'unicità del proprio bambino e della sua relazione con lui.
Quest'ultimo punto ci suggerisce un'ulteriore riflessione rispetto alle modalità
con cui entrambi i modelli vengono proposti e alle possibili forme di recezione
da parte della madre.
Ciò che mi sembra di notare infatti è un eccesso di assolutizzazione
del modello da parte dei rispettivi sostenitori. Se tale rigidità può
apparire più consona al modello che propone l'allattamento "regolato",
in quanto esplicitamente più incline all'individuazione di "regole"
e "standard" generali, stupisce di più nei testi e nelle
forme di divulgazione dell'allattamento a richiesta. Ancora una volta ricompare
la tentazione alla generalizzazione e alla standardizzazione, che sembrava
in un primo momento voler essere bandita. Quando si esclude, con affermazioni
perentorie, l'utilizzo di ciucciotti, acqua, aggiunte di latte artificiale
etc. si insinua nella madre una sorta di terrore per tutto ciò che
in realtà in alcuni casi può essere una risorsa per lei e per
il bambino. Quando si dice alle madri che all'inizio i neonati hanno bisogno
di succhiare per più di cinque- sei volte al giorno, o che dopo
un periodo iniziale di anarchia tutti i bambini trovano un proprio ritmo di
poppate/riposo che si orienterà sui cinque-sei pasti, o tutte le diverse
categorie in cui vengono descritti i bambini -voraci, pigri, spiriti liberi
etc.- si fanno previsioni e si ripropongono modelli nei quali le madri
possono non riconoscersi, e rispetto ai quali possono sentire se stesse e
il proprio bambino inadeguati. Tale senso di frustrazione rispetto ai modelli
proposti è d'altra parte una possibilità più che naturale
se si considera che in questo momento anche la madre come il suo bambino si
trova in una fase evolutiva in cui ha bisogno essenzialmente di essere riconosciuta,
accolta e amata come madre e come persona, così com'è e non
per la sua corrispondenza a qualche descrizione teorica.
Questo è appunto quanto ho sperimentato recentemente come mamma
neonata!.
Allinizio per me lessere madre, ed in esso allattare, era un fatto
talmente nuovo, per cui la ricerca di un modello che sintetizzasse conoscenze
pediatriche, teorie psicologiche e esperienza di madri, aveva per me soprattutto
il significato di contenere le mie ansie e di legittimare la mia esperienza.
Da un lato infatti con il mio B sentivo fortemente il bisogno di appartenere
e riconoscermi parte di un gruppo di madri era per me molto rassicurante.
Anche potermi riconoscere in un orientamento teorico contribuiva a rassicurarmi,
perché in qualche modo poteva garantirmi una sorta di prevedibilità
alle mie azioni e a quelle di mio figlio.
Tale propensione però contribuiva a consolidare ideali molto genitoriali
di madre adeguata e di bambino-perfetto, con i quali
ho ben presto dovuto fare i conti, perché progressivamente si rivelavano
sempre più distanti dalla mia concreta realtà; chiedendo consigli
ad amiche e conoscenti mi rendevo conto che incontravo una varietà
di esperienze e opinioni a sostegno dell'uno o dell'altro modello che alla
fine filtravo sempre secondo le mie fantasie di madri e bambini come
dovrebbero essere.
Daltra parte però riuscivo con difficoltà a calarmi completamente
in una scuola o in unaltra e a seguirla fedelmente, perché non
riconoscevo né me stessa, né il mio bambino nelle generalizzazioni
proposte. Parallelamente al bisogno di appartenenza sentivo infatti il bisogno
di riconoscere la mia originalità di persona e di madre, insieme a
quella del mio bambino, nello stesso tempo però mi era altrettanto
difficile navigare a vista senza un piano o una mappa predisegnata
da seguire, e in cui riconoscermi, perché questo mi faceva sentire
senza protezione.
Solo successivamente mi sono resa conto che ciò di cui avevo bisogno
era di acquistare sicurezza rispetto alloriginalità della mia
esperienza e di riconoscermi la capacità di intuire che cosa andava
bene per me, per il mio bambino e più ampiamente per la mia famiglia.
Soprattutto ho iniziato a vivere con maggior serenità lallattamento
quando ho cominciato a considerare i modelli come un orientamento che fornisce
indicazioni in un momento di possibile confusione e insicurezza, ma ammettendone
necessariamente ampie varianti e sincretismi di ogni genere.
Per questo motivo, tra tutte le indicazioni e i suggerimenti che in questo
tempo ho ricevuto, quelli che mi hanno aiutato di più sono stati quelli
che sono riusciti a contenere e poi a ridurre la mia ansia, aiutandomi a trovare
una risposta ai miei bisogni di appartenenza e di essere me stessa, ovvero
quelli che mi hanno suggerito un modello e una esperienza, con funzione di
contenimento della mia ansia, dandomi allo stesso tempo il permesso di adattarlo
alle mie esigenze e a quelle del mio bambino.
Un ruolo importante in tutto questo lha giocato anche il mio compagno,
Marco, padre del nostro bambino. Allinizio non mi sono resa conto di
che cosa potesse significare la sua presenza in questa esperienza. Quando
si parla di allattamento infatti si tende a trascurare limportanza del
padre, ed in effetti anche a me non sembrava di poter riconoscere in lui alcuna
risorsa per sciogliere i miei dubbi. Il fatto che ai padri manchi l'esperienza
fisica dell'allattare mi sembrava che li mettesse automaticamente fuori gioco
in questa questione e tendevo a ricercare lesperienza, la competenza
e la solidarietà femminile. Il mio bisogno di appartenenza era essenzialmente
orientato al mondo medico/pediatrico (lo dice il pediatra) o a
quello delle madri (lo dice lei che ha allattato tre bambini)
perché solo a questi riconoscevo la competenza sufficiente per rispondere
alle mie insicurezze.
Pian piano però sto sperimentando che per sentirmi una madre sufficientemente
accettabile il sostegno e lapprovazione di Marco rispetto al mio
essere madre sono ancor più importanti. È soprattutto in questa
relazione che trovo i riconoscimenti giusti per accrescere la fiducia in me
stessa, per sentirmi ok come persona e come madre.
In questo senso il padre del bambino, quindi, può essere una base sicura
di accettazione e amore, una fonte di sicurezza insostituibile per la mamma.
Complessivamente, quindi, fuggire la generalizzazione e leccessiva rigidità
nell'assunzione delluno o dellaltro modello di allattamento, distaccarmi
un poco dai miei fantasmi ideali, rivalutare in questa esperienza
il ruolo del papà, mi ha consentito di non entrare nuovamente in un
processo di svalutazione, in primo luogo dell'unicità e originalità
della mia coppia mamma-bambino, e della mia triade madre-padre-bambino, secondariamente
del mio bisogno di madre di poter esistere in quanto tale.
Credo che sia proprio allinterno di tale originalità che a ciascuna
madre può essere permesso di scoprire quale forma di allattamento risponde
meglio al costruirsi di una relazione armoniosa tra lei e il suo bambino,
rispettosa dei bisogni di entrambi, in un processo di scoperta e adattamento
reciproco, di riconoscimento e espressione delle proprie rispettive irriducibili
caratteristiche.
Laura Capantini, con la collaborazione di Francesco (mio figlio) e Marco Ferrini .
Bibliografia:
Oltre ai testi fondamentali di AT:
N. Dana, A. Price, Allattamento, Fratelli Melita Edizioni.
Dispense per i partecipanti del Corso di formazione per la promozione
dell'allattamento al seno - Dipartimento di Pediatria Università
di Napoli Federico II - Assessorato della Sanità Regione Campania
- Unicef - Organizzazione Mondiale della Sanità.
D. Stern, N. Bruschweiler, Nascita di una madre, Mondadori 1999.
J. Bowlby, Attaccamento e perdita, Boringhieri, 1983.
P. Levin, The cycle of development, Tas 1982
R. Mastromarino, Prendersi cura di sé per prendersi cura dei
propri figli, ed. Paoline
Risorse nell'Internet:
La rete è ricchissima di siti per la promozione dellallattamento
naturale;
tra i principali:
La pagina dellallattamento
materno www.allattiamo.it con
una serie di articoli di Jack Newman e Katherine Dettwyler
Mami - Movimento per lallattamento materno italiano: www.mami.org
Superava/Guide/Gravidanza-Parto-Allattamento:
www.supereva.it
World Alliance for breastfeeding action: www.waba.org.br
La leache league: www.lalecheleague.org
The International Lactation Consultant Association (ILCA): www.ilca.org
Breastfeeding and Parenting Resources on the Internet: www.prairienet.org/laleche/other.html
Breastfeedingonline: users.erols.com/cindyrn
Breastfeeding.com: breastfeeding.com/
Kathy Dettwyler commentaries on breastfeeding: www.prairienet.org/laleche/dettwyler.html
