N. 5 - Aprile 2002
Editoriale.
Silvia Grassi e Giovanni Lancellotti
La violenza e la cura, il fallimento della ragione che partorisce la distruzione e la fatica di un pensiero che vuole ostinatamente distinguere e raggiungere risultati di giustizia ed uguaglianza e si propone scopi sempre più attenti a rendere un servizio teso ad ingentilire i rapporti umani, come segno di reale civiltà le problematiche presentate negli articoli di questo numero sembrano prestarsi ad un primo giudizio di confusione: che cosa hanno in comune gli scomparsi della dittatura argentina e lemigrazione forzata che può portare alla prostituzione, laccoglienza delle donne nellambulatorio medico di base, in un paese occidentale e sviluppato e il lavoro sociale internazionale in una zona isolata e dimenticata del Brasile? Tanto più se tutto questo si coniuga con un film che parla di un episodio di guerra intercorso nel macello originatosi dalla dissoluzione della Yugoslavija. Oppure, altra domanda più che lecita, come si mette questa riflessione in sintonia con problematiche di natura psicologica?
Lintegralismo criminale che annulla qualsiasi presenza di complessità
democratica mal tollera, anzi annienta, ogni tentativo di promuovere la lotta
contro lo sfruttamento sociale e le situazioni di fame e ignoranza determinate
dalla lontananza delle classi dominanti e da un falso liberismo che non fa
che facilitare lo status quo, rafforzando la ricchezza e il privilegio e,
di conseguenza, la povertà e lingiustizia. Un regime così
fatto non tollera che esistano persone che si occupano di bidonville. Nel
film "Garage
Olimpo" la protagonista fa la maestra volontaria in una villa
miseria alla periferia di Buenos Aires; la testimonianza
di Melania Ceccarelli, nello stile semplice che deriva dalla padronanza
di ciò che si è vissuto in prima persona, ci racconta di un
lavoro analogo, della durata di due anni, nelle medesime condizioni, naturalmente
con garanzie derivate da convenzioni internazionali, ma comunque teso allo
stesso modo a svuotare con un secchiello il mare dello sviluppo bloccato del
Sud del mondo. Anche la situazione brasiliana non è aliena da violenza,
anche se non apertamente istituzionalizzata come lo è stata nel periodo
della guerra sporca dei generali argentini.
La violenza, cioè lintrusione
nei confini del dominio dellaltro, inteso sia in senso psicologico
che esistenziale (come concetto di valore dellesistenza individuale),
implica lannullamento delalterità, così da poterla
distruggere senza che i sentimenti di appartenenza alla medesima umanità
vengano implicati. Come è possibile altrimenti odiarsi fra popoli
che, fino a poco tempo prima, vivevano in piena mescolanza di rapporti,
di matrimoni, di relazioni sociali, di storia? È quanto si chiede
il film No
man's land, sottolineando col distacco dellironia
il sapore della tragedia e dellimpotenza internazionale nel fermarla,
raccontato con precisione da Vincenzo Buquicchio. Allo stesso modo la
violenza e lannientamento della vita sono la caratteristica della
vicenda di Eva, nel film
di Corso Salani. È certo difficile accostare il lavoro nei
confronti delle donne nellambulatorio del medico di base, raccontato
con delicatezza da Silvia
Grassi, con lo sfruttamento internazionale della prostituzione
ma
quello che interessa è il diverso e giusto, ma non ovvio, interesse
per il rispetto della donna, del suo corpo e della sua peculiarità.
E questo non è scontato, nemmeno nei paesi così detti civili,
se si pensa che la violenza sessuale, fino a non molto tempo fa, era considerata
reato contro la morale e non contro la persona, e quindi perseguito con
una certa crudeltà giuridica nei confronti della donna offesa che,
spesso, durante il dibattimento processuale, veniva descritta quasi come
complice e, da parte offesa, passava a soggetto di discolpa.
Tutto questo per dire che la confusione
della violenza (politica, sociale, individuale) e laffermazione
del suo contrario, cioè la cura, lattenzione, la partecipazione,
il senso di una vita personale e professionale che possa fare dellaltro
loggetto di attenzione e di rispetto, sono strettamente collegati
e sono lessenza fondamentale della psicologia e della psicoterapia,
tese a capire e ricostruire i valori di libertà interiore e di
autorealizzazione elaborati dalla persona e impediti momentaneamente nella
loro estrinsecazione.
In contrapposizione allannullamento
sadiano delle differenze, teso a ad un riduzionismo semplificatore e dominatore
dellindividuo, gli articoli di questo numero individuano, ognuno
a suo modo e senza alcuna pretesa di esaustività, le caratteristiche
della libertà, della complessità e della cura che realizzano
quell I care che Don Milani aveva voluto come motto
da scrivere sui muri della Scuola di Barbiana.
per SCRIPT Centro Psicologia Umanistica PISA
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