N. 09 - Luglio 2004
ARTITERAPIE, TEATROTERAPIA, METODI DI AZIONE, ATTIVITA' ESPRESSIVE.
Il corpo nella teratroterapia
corpus hominis
Walter Orioli
Nella nostra cultura, la storia del corpo e del vissuto
corporeo coincide con la storia del pensiero filosofico occidentale.
Da Platone in poi, si sancisce la dicotomia corpo-anima, la visione
di separazione tra psiche e soma; l'anima viene spogliata della sua
materialità corporea affinché l'intelletto possa contemplare a pieno
il mondo delle idee e nell'oblio del corpo lo spirito, epurato dagli
appetiti sensuali, possa incontrare la Verità. Questa visione del
corpo si dilata fino al Medioevo esprimendo la lunga ossessione tra
ascesi e disprezzo del corpo, mortificazione della carne e condanna
delle sue gioie (vedi: Vicende del corpo nel Medioevo, Vito
Fumagalli, 1990).
Molto temo prima di Platone, il corpo come portatore della nuda corporeità
è evocato nella Genesi 3.6-7 dove, dopo che il serpente ha indotto
Eva a mangiare il frutto proibito, è scritto: "Allora si aprirono
gli occhi di tutti e due, e si accorsero di essere nudi"; si
accorsero del corpo e di ciò che esso rappresenta per la conoscenza
del bene e del male ovvero della sessualità e della vacuità corporea
pulsionale.
In epoca contemporanea, gli psicologi sostengono che noi percepiamo
il corpo sotto tre forme: l'oggetto corpo, l'immagine corporea, il
corpo carnale. Io credo che queste tre modalità percettive utilizzino
tre linguaggi: il linguaggio oggettivo del corpo macchina, il linguaggio
psicologico o vissuto corporeo e il linguaggio ontologico dell'essere
in quanto corpo animato sensuale e istintuale.
Quindi il corpo non è regolato solo da strutture biologiche (corpo
somatico), ma è in grado di incarnare l'ordine del linguaggio ovvero
delle leggi di funzionamento psicologico complesse e per lo più simboliche
(corpo simbolico).
Agli albori di queste idee di corpo c'è l'esperienza concreta dell'infanzia
nella quale, tramite il corpo il bambino, mimando le sue diverse parti,
circoscrive progressivamente la sua identità, accettando la separazione
dagli oggetti primari. Prima di accedere alla simbolizzazione del
linguaggio, che gli consente un massimo di spostamento da sé e dalle
cose, egli fa esperienza del suo corpo come immagine elementare in
cui si riducono le distanze tra significanti e significati.
Il corpo è la sede dei sensi, ordinati a ricevere e a produrre significati.
Se il bambino si impadronisce del linguaggio e controlla le sue ansie,
ciò accade perché egli mima le situazioni angoscianti e realizza la
sua autonomia proprio attraverso una forma rudimentale di teatro gestuale
nel quale il gesto e il suono della voce sono anche segni significanti.
La distanza che intercorre tra significante e significato, come sostiene
Lacan, è tale che i significati, rischiano di essere rimossi e alienati
per sempre a prezzo di una sofferenza inaudita. Ciò infatti significherebbe
il sacrificio della dimensione inconscia e la rimozione dei significati
originari.
Là dove ai significati originari è preclusa la possibilità di manifestarsi,
essi vengono spostati.
Le pulsioni si manifestano sempre e soltanto attraverso le rappresentazioni
primarie che si modulano in virtù di una sensibilità particolarmente
pronunciata in un distretto corporeo piuttosto che in un altro e perciò
diventato sede d'elezione di un protolinguaggio.
L'impossibilità di un significato latente di manifestarsi in qualche
modo implica che, a fronte della negazione con cui la coscienza cerca
di contrastare messaggi inaccettabili per il suo assetto, questo significato
si sposti.
Il principio di rimozione, su cui si regge tanta parte della vita
psichica, dà luogo a un cambiamento per cui il desiderio, attraverso
il ritorno del rimosso è accolto perché trasformato dalla coscienza.
Dunque in questo spostamento di codice, i significati si traducono
in significanti, che nella storia dell'individuo sono fissati nella
storia personale, collettiva, nei vissuti più profondi, attraverso
un alfabeto corporeo destinato a formare le lettere essenziali del
linguaggio.
Così una parte del corpo è destinata a significare le attese del desiderio,
secondo quel lessico primitivo attraverso cui si è fissato e somatizzato
il nostro primo linguaggio: lettere e fonemi, metonimie e metafore,
inscritte, per sempre, nella tavoletta di cera della nostra sensibilità,
nello scarto fissatosi originariamente tra il desiderio e le sue soddisfazioni.
Comparando questa genesi del linguaggio anche corporeo, secondo la
visione lacaniana, e la ricerca di significato in ambito del teatro
sperimentale contemporaneo, il corpo dell'attore diventa la scena
del dramma stesso: la rappresentazione si attua prima di tutto nel
corpo attraverso le associazioni libere in azione, agite dal corpo
annullando l'intervallo di tempo fra insorgenza dell'impulso pulsionale
e la reazione.
Il ritorno del rimosso è sperimentato direttamente sulla scena e accolto
nell'improvvisazione come forma embrionale d'arte e quindi caricato
di un significato che oltrepassa la scena primaria individuale divenendo
da subito un protolinguaggio, il cui punto di partenza sono le pulsioni
che immediatamente si traducono in cultura teatrale collettiva, fornendo
all'attore il supporto a ogni ulteriore processo di individuazione
e allo spettatore la possibile proiezione identificativa.
Nel teatro, come nel gioco corporeo, non c'è la percezione della separazione
tra mente e corpo, tra reale e immaginario. Queste discipline non
si sono mai proposte di separare la propria fondante corporeità, sono
quindi isole felici dove nutrire il disorientamento tra una realtà
quotidiana dove il corpo è nettamente "inferiore" al mondo delle idee
e un luogo fuori dal quotidiano dove si rappresenta una vita non necessariamente
logica.
La psicologia ci ha abituati all'idea di un corpo fisico e di una
psiche, il teatro ci insegna l'organicità del corpo-mente, la prima
si appella alla scienza, il secondo propone forme artistiche.
La psicanalisi divide il conscio dall'inconscio, il teatro affida
all'azione la sintesi tra conosciuto e sconosciuto.
"Proponendosi come simbolo, il corpo abolisce la psicologia come storicamente s'è pensata in Occidente, la sradica dalle sue radici storiche, che sono poi quelle metafisiche e idealistiche, e così la costringe a pensarsi contro se stessa. Questo pensiero che è contro, perché pensa fino in fondo, fino alle radici, incontra la corporeità che, nel suo sorgere immotivato e nel suo ambivalente apparire, dice di essere questo, ma anche quello. L'ambivalenza così dischiusa non è ambiguità, ma è quell'apertura di senso a partire dalla quale anche la ragione può fissare l'opposizione dei suoi significati, e quindi quell'antitesi dei valori in cui si articola la sua logica disgiuntiva quando divide il vero dal falso, il bene dal male, il bello dal brutto, Dio dal mondo, lo spirito dalla materia, l'anima dal corpo."
(U. Galimberti, Il corpo, pag. 13, Milano 1983 - Feltrinelli)
Il corpo è quindi un insieme di luoghi nei quali l'ordine si dimostra
conflittuale, ma anche supporto per il senso di continuità del sé
e il dinamismo del cambiamento nonché traduttore dell'appartenenza
alla natura, alla specie, alla razza, che condensa la vita di relazione,
l'emotività e gli affetti. Le emozioni nascono nel corpo e dal corpo,
e guai a un animale se non le avesse, mentre i sentimenti dipendono
dall'elaborazione percettiva mentale, sufficientemente dettagliata.
I sentimenti richiedono quindi l'interrelazione tra emozioni del corpo
e organizzazione delle funzioni celebrali della mente.
Nel teatro contemporaneo sperimentale e di ricerca il protagonista
è il corpo, individuale e intersoggettivo in perenne relazione; il
corpo che crea, narra, ride, e piange; il corpo regressivo che gioca
a quattro zampe e interpreta la storia evolutiva dell'uomo. Poche
volte è un corpo solo individuale, per lo più sembra in contatto con
un corpo cosmico e collettivo. Un corpo libero di sperimentare la
dissociazione, la molteplicità e il gioco delle parti; scopre di portare
con se blocchi, contratture, corazze, vergogna, imbarazzo come pure
si sorprende di lati inespressi, potenzialità inedite, angoli inaspettati
di energia creativa. In tal senso, il corpo nel teatro è anche strumento,
oggetto e soggetto di cura di tutta la persona, dei suoi lati mentali
ed emotivi, della sfera razionale, affettiva e istintuale.
L'ordine del corpo è conflittuale in quanto sessualità e aggressività
non sono regolati da un copione il cui codice è geneticamente iscritto.
Il corpo umano è pulsionale, va verso l'oggetto della pulsione, e
quindi il corpo psichico è essenzialmente relazionale, ingloba la
vita affettiva. Solo nel corpo relazionale siamo intimamente noi stessi;
nel corpo raccolto e nondimeno in relazione col mondo e con gli altri.
Nella teatroterapia l'uomo attore è al punto di giuntura di due ordini: del corpo rituale pre-verbale, pre-espressivo e del linguaggio teatrale post-espressivo che insieme formano il mosaico del corpo organico, psichico e simbolico-trascendente. Nel linguaggio espressivo, l'attore trova una certa unità nel corpo psichico, quello dove si compenetrano il corpo organico e il sistema simbolico.
La tecnica della teatroterapia abbraccia l'essere umano nella sua globalità di corpo-mente-spirito dove il corpo è l'incipit vincolato. Il setting della teatroterapia è infatti caratterizzato da una gran quantità di costrizioni al movimento corporeo: propone nella struttura pre-espressiva un riscaldamento segmentario e globale con movimenti più o meno codificati sulle grandi articolazioni dal collo, alle spalle, al petto, al bacino; camminate altamente costrette dal baricentro abbassato, lavoro su azioni e reazioni, movimenti a terra senza l'ausilio delle mani, piccoli esercizi di acrobatica, di coordinamento motorio, equilibri e disequilibri, movimenti opposti e complementari…vocalizzando, cantando, danzando…su stop o satz…al ralenti. Poi ci addentreremo nella struttura espressiva con l'ausilio di tecniche d'improvvisazione mentre la ripetizione e precisazioni delle scene avviene in una fase strutturale successiva della teatroterapia che definiamo post-espressiva, dove si riflette e si analizzano anche le dinamiche di gruppo, oltre a realizzare, da un punto di vista performativo-artistico, il collegamento e montaggio di sequenze drammaturgiche.
Il pre-espressivo vincolando di fatto la libera espressione corporea
e vocale orienta una riorganizzazione che si realizza a partire da
schemi motori e vocali extraquotidiani poco utilizzati.
Tutte costrizioni che sono il punto di partenza, l'incipit appunto,
per attivare un processo di ricerca artistico transpersonale: il teatro
vero e proprio come possibile rappresentazione transitiva del processo
interpersonale-gruppale. Il teatro, "un'isola di libertà.
Derisoria, perché è un granello di sabbia nel vortice della storia
e non cambia il mondo. Sacra, perché cambia noi." (E. Barba).
Inoltre, il linguaggio del corpo costituisce una modalità primaria, pre-verbale di comunicazione, dotata di un fortissimo potere coercitivo sull'altro (A. Carotenuto, Amare e tradire, p. 180) al punto che nell'esperienza interpersonale del lavoro in teatroterapia si sviluppa un "corpo interpersonale" inedito e complesso nel quale non vi è nessuna sommatoria delle azioni individuali bensì una co-determinazione, in un gioco di risonanze e rispecchiamenti.
Il "corpo transpersonale" o ciò che si manifesta come inconscio collettivo capace di armonizzare natura e cultura. Un corpo dilatato già terapeutico in se, capace di esprimersi come "corpo gruppale" sulla scena delle varie transizioni al teatro. Questo "corpo interpersonale" rappresenta il setting più rilevante della terapia a mediazione teatrale a condizione che il corpo, il mio corpo mi restituisca, prima o poi, il senso della mia presenza al di là del significato (mentale).
Il corpo psichico relazionale, alla fine del processo della teatroterapia, dopo aver incarnato il contesto comunicativo in cui si svolge l'azione extraquotidiana rituale e/o teatrale, necessita di far ritorno alla singolarità e riaffermare i confini che contengono " l'io sono" quotidiano.
FORME DEL CORPO nella teatroterapia
CORPO OGGETTIVO |
IMMAGINE CORPOREA |
CORPO CARNALE |
Linguaggio del corpo-macchina |
Linguaggio psicologico |
Linguaggio ontologico |
Presente |
Passato - Presente - Futuro |
Passato |
Progressivo |
Progressivo - Regressivo |
Regressivo |
|
||||||
|
||||||
fattore
unificante: linguaggio espressivo performativo nei suoi setting
e processi |
||||||
L'aspetto terapeutico consiste nella RIORGANIZZAZIONE psico-corporea a partire da:
l'esperienza del teatro riferita a schemi corporei e vocali vincolati
dal pre-espressivo;
il linguaggio espressivo come sintesi della complessità corporea;
il lavoro sull'obbiettivo nella costruzione drammaturgia post-espressiva
dove si esibisce il corpo condensato dal processo evolutivo.
Walter Orioli
