N. 09 - Luglio 2004
ARTITERAPIE, TEATROTERAPIA, METODI DI AZIONE, ATTIVITA' ESPRESSIVE.
Musicoterapia è ...
Arianna Garzella
Il percorso che rende l'utilizzo della
musica terapeutico e riabilitativo inizia dall'incontro tra musica
stessa e psiche umana e dalle intense esperienze emotive che ne derivano.
La musica veicola suoni e le uniche informazioni che
viaggiano sono quelle acustiche, ma tutti noi tendiamo a riconoscerne
altre sotto forma di suoni, di pensieri, emozioni, movimento; sono
comunque informazioni di "senso", vaghe, aspecifiche e ambigue, ma
che assumono per ciascun ascoltatore un valore simbolico. In questo
aspetto sta il potenziale terapeutico della musicoterapia come in
ogni altra forma di arteterapia. Il simbolo puo' evocare, mettere
in risonanza, associarsi con emozioni, sentimenti, vissuti piu' o
meno inconsapevoli; la forza "miracolosa" della musica sta proprio
in questo: "fa pensare senza parlare".
La consapevolezza mentale di se', dei propri affetti
ed emozioni, la capacita' di regolarli ed esprimerli, sono alla base
di ogni percorso che ha come obiettivo una maggiore armonia nel rapporto
con se stessi e con il mondo. E' fondamentale riconoscere, quindi,
l'importanza della dimensione emotiva nella vita quotidiana e riscoprire
tutto cio' che puo' aiutare a metterci in contatto con questa parte
di noi spesso trascurata o repressa; il movimento corporeo, il disegno,
la scrittura creativa, il teatro, la musica diventano ambiti dove
non solo si possono realizzare opere con finalita' artistica ma dove
si puo' sperimentare la creativita' come forza trasformatrice e mediatrice
tra il nostro mondo interno e il mondo esterno e scoprirne la portata
terapeutica.
L'intervento musicoterapico, in questa ottica, ha come
protagonista l'uomo nella sua totalita' e non il suo "essere malato".e
si va delineando, in questi ultimi anni, un' idea emergente e innovativa
che definisce questa disciplina una "terapia relazionale" dove l'elemento
sonoro-musicale facilita la comunicazione e la "relazione" terapeuta-cliente.
In un contesto non verbale diventa importante accogliere
qualsiasi proposta musicale, dalla piu' semplice alla piu' complessa,
dalla piu' strutturata a quella destrutturata, perche' dietro ad ogni
gesto sonoro c'e' una spinta emotiva o uno stato d'animo che viene
comunicato, condiviso ed eventualmente trasformato creativamente.
Lo spazio terapeutico in musicoterapia diventa cosi' una sorta di
palestra "protetta" dove si sperimentano ed esplorano nuove sonorita',
nuove modalita' di esprimersi e nuovi comportamenti.
Inutile sottolineare la necessaria capacita' empatica
e intuitiva del terapeuta che, scegliendo di non usare o usare poco
il linguaggio verbale, e' in continua connessione con il proprio vissuto
emotivo attimo per attimo e da questa sua dimensione attinge continuamente
per inventare e creare stimoli e proposte alla persona che ha di fronte.
Gli interventi di musicoterapia lavorano sull'integrazione
delle parti divise di un individuo e in particolar modo sul recupero
dell'unita' corpo-mente-anima, allenando la percezione di se' e dell'altro,
l'attenzione alle sonorita' del proprio corpo e dell'ambiente, all'ascolto
di se' e delle proprie emozioni e sentimenti, all'acquisizione di
consapevolezze sulle modalita' di relazione con il terapeuta o con
l'eventuale gruppo, sul rafforzamento delle capacita' e risorse di
ciascuno per accedere alla propria dimensione creativa ed imparare
ad usarla; tutto questo tramite l'elemento sonoro-musicale che puo'
creare atmosfera di sostegno, rilassamento, puo' allentare le difese
o rafforzare le resistenze tanto da renderle maggiormente consapevoli;
puo' dar forma alle espressioni primarie come rabbia, paura, dolore,
permettendone l'espressione e la regolazione, puo' rendere le sfumature
dei sentimenti e degli stati d'animo.
La musica e' poi in se' movimento puro, vibrazione, capace
di mettere qualcosa " in moto" dove c'e' staticita', blocco, rigidita'.
I setting musicoterapici possono essere individuali o
di gruppo secondo le richieste e necessita', ma in entrambi i casi
il ruolo dei partecipanti e' attivo, nel senso che sono essi stessi
i protagonisti del cammino terapeutico, essendo chiamati a mettersi
in gioco per quando essi stessi desiderano; viene messa a loro disposizione
una serie di strumenti con i quali improvvisare nel modo piu' creativo
e meno convenzionale possibile; l'improvvisazione non ha finalita'
"tecniche" o artistiche ma diventa una "comunicazione emozionale"
ed e' per questo che non e' richiesta la conoscenza della musica da
parte di chi partecipa a questo tipo di esperienza. Il dialogo sonoro,
che nasce sempre da un dialogo e dall'ascolto "emozionale", il massaggio
sonoro, che presuppone un profondo ascolto dei bisogni dell'altro,
l'uso della voce profondamente legato all'espressione della persona,
sono tutte modalita' attraverso le quali e' possibile vivere esperienze
di autoconoscenza e intensa relazione con se stessi, con il terapeuta,
con il gruppo.
Anche l'ascolto di musica registrata definito "passivo"
in realta' e' estremamente importante per "attivare" in qualche modo
chi ascolta.
Se necessario e il percorso lo rende possibile vengono
introdotti elementi di "movimento autentico", di teatro, di espressivita'
con uso di colori.
Ogni intervento e' ovviamente calibrato sulle esigenze
di chi lo richiede e puo' essere molto diverso, secondo gli obiettivi
che si vogliono raggiungere, sia nelle modalita' e tecniche di svolgimento
che nel modello teorico cui fare riferimento.
Nell'ambito della disabilita' infantile o adulta, ad
esempio, la musicoterapia, con obiettivi riabilitativi, mira al potenziamento
e armonizzazione delle capacita' residue, insistendo in particolar
modo su quelle espressive e relazionali; nei malati di coma la produzione
di musica del terapeuta puo' essere determinante nel percorso di stimolazione
che puo' portare ad un cambiamento del livello di coscienza; nella
malattia terminale puo' accompagnare la persona verso la fine "del
viaggio".
Applicazioni nell'ambito della relazione "madre-bambino"
pre e post natale hanno l'obiettivo di migliorare la comunicazione
"affettiva".
E' possibile un intervento musicoterapico ogni volta
vi sia un blocco della comunicazione o dell'apertura verso l'esterno
come accade in certe forme nevrotiche o depressive.
E' chiaro quindi che la musicoterapia non ha limiti di
applicabilita' e tutti possono accedervi senza limiti di eta' e cultura.
L'unica limitazione puo' essere rappresentata da rare forme di epilessia
indotta da determinate sonorita'.
Un ultima parola sul dato "estetico": e' fondamentale avvicinarsi alla musicoterapia mettendo in primo piano l'aspetto terapeutico e in secondo piano l'aspetto estetico, per lo meno per la prima parte di un percorso che puo' durare mesi e anni; fare musicoterapia non e' "suonare una bella musica" ma ricercare ed esprimere con l'aiuto del terapeuta, la propria "musica interna", bella o brutta che sia, triste o allegra, polifonica o mono-fonica, la "sinfonia" che sottende alla nostra vita o il silenzio che vi regna; una volta incontrata, riconosciuta e accettata e' possibile intraprendere il cammino che porta a ricercare il "senso" e la "bellezza" e promuovere esperienze di "piacere estetico e affettivo".
Arianna Garzella
