E’ il numero 10. La struttura precedente viene confermata, in attesa di eventuali aggiustamenti che, a questo punto, non potranno riguardare che particolari, ma non l’essenziale.
In quanto “professionisti” delle relazioni di aiuto siamo ben consapevoli che la fase di acquisizione di sicurezze e il momento “lungo” di stabilità siano essenziali per preparare quei cambiamenti (trasformazioni come mutamento di equilibrio) necessari per la fertilità della conoscenza. Con l’inizio del 2005 cercheremo di allargare le collaborazioni alla rivista tramite contatti con nuovi colleghi e ampliamento delle rubriche e degli argomenti trattati.

Il fondo di questo numero, autore Walter Orioli, è dedicato alla teatroterapia e si propone di indagare lo specifico terapeutico di tale disciplina, individuando i meccanismi profondi e le forme di coinvolgimento che, tramite il teatro, arrivano alla psiche.

Mario Mengheri, che ha pubblicato originariamente questo articolo sulla rivista “Sentieri. Itinerari di psicopatologia – psicosomatica -psichiatria”, III. 1-2. 2003. Edizioni ETS Pisa, spiega la sostanziale differenza, da un punto di vista epistemologico (con notevoli implicazioni nella prassi) tra la prevenzione e la promozione della salute, nell’intento di allontanarsi sempre più da una visione del mondo correlata strettamente con la patologia.

La rubrica “I modi del fare” accoglie una lunga riflessione di Alberto Lorenzini sulla “crisi e svolta” in psicoterapia. Questo articolo, elemento di un lavoro ne suo farsi, illustra come la pazienza artigianale e le intuizioni personali, affiancate dal sapere specifico, siano due delle risorse non valutabili, ma comunque fondamentali, della professione di psicoterapeuta. Ci auguriamo che questa riflessione ci stimoli alla tenace ricerca di modelli dimostrativi di ciò che si chiama psicoterapia, senza cadere nella trappola della presunta scientificità.

Anita Rusciadelli ci guida alla conoscenza della grafologia e ci dà un nuovo e interessante contributo per capire come un tratto distintivo della persona possa essere interpretato ai fini di un’indagine in sé e per sé o finalizzata a scelte in campo personale o professionale.
Anche in questo caso ci proponiamo di continuare ed approfondire il discorso di merito, per contribuire a togliere l’alone di “esoterismo” di sapere superficiale a questa disciplina.

Mariangela Bucci Bosco ci presenta un’esperienza sul campo, specificatamente riferita alla scuola: ci sembra importante ribadire la necessità di aprire di nuovo un dibattito sulla funzione dello psicologo nella scuola e sulla precipua caratteristica dei CIC (Centri di informazione e consulenza).
Passato il periodo pionieristico degli anni ’90 si fa strada l’esigenza di rivitalizzare un servizio che, altrimenti, rischia di diventare una routine, con tutte le conseguenze che questo vuoto può provocare. Il contenuto di questo articolo è elemento promotore di questa riflessione.

“Di come Maria è ridiventata Carmen” è un nuovo capitolo di quella tragedia mondiale che è stata la vicenda dei desaparecidos in Argentina. Questo contributo ci collega all’analisi dei film Garage Olimpo” “Hijos.Figli” di Marco Bechis (vedi SCRIPT riflessioni, n. 5 e 6).
Questo articolo, scritto da Maurizio Matteuzzi e originariamente pubblicato sul quotidiano Il Manifesto, in data 31 Marzo 2004, ci aiuta anche a riflettere su un avvenimento che ha suscitato diverse opinioni in campo psicologico: una volta che siano stati individuati i figli strappati appena nati dagli assassini ai loro genitori (fatti sparire, vale a dire uccisi), è preferibile affidarli ai parenti superstiti (generalmente i nonni), oppure lasciarli crescere nelle rispettive famiglie di forzata adozione?
I ragazzi stessi, in alcuni casi, pur venendo a conoscenza della verità sulla loro origine, hanno preferito questa seconda soluzione.

Rosella Picchi ci rende edotti di una delle prime (se non la prima in assoluto) attività espressive comparse nell’ambito delle terapie di gruppo: lo psicodramma moreniano (classico).
Anche questo ci è parso un contributo essenziale per avvicinarci meglio ad un aspetto di questa disciplina attraverso una descrizione sintetica e fortemente carica di idee da approfondire.

“Sceneggiature della Psiche” presente due diversi apporti che riguardano “Se mi lasci ti cancello” di Michel Gondry e “Mi piace lavorare (Mobbing)” di Francesca Comencini, visti rispettivamente da Giovanni Lancellotti e Vincenzo Buquicchio. La memoria in amore e l’esclusione sul luogo di lavoro sono l’ossatura di soggetto dei due film.
Ci siamo proposti di parlare della memoria in amore come un luogo di felicità, ma anche di sofferenza, data dalla dinamica di legame e rottura dei rapporti affettivi. Il film, anche se in modi non definiti, ci sembra un utile momento di discussione sull’importanza di includere la sofferenza nella propria vita, contro tutti i facili dispensatori di felicità forzata e a buon mercato.
Il secondo film narra di un’esperienza dolorosa di esclusione, fino al licenziamento dal luogo di lavoro e racconta di una relazione manipolatoria e violenta dei dirigenti di un’impresa nei confronti di una dipendente, per indurla a rassegnare forzatamente le dimissioni.
Anche la tematica del mobbing ci interessa, poiché ci fa conoscere un aspetto violento e autoritario, un comportamento incluso all’interno di una società che si definisce progredita e che, in questi casi, adotta stili relazionali che si avvicinano molto a stereotipi razzisti e persecutori, molto pericolosi in sé e per sé e per gli sviluppi che possono avere sulla convivenza civile.

La sezione delle letture, da una parte con la recensione del libro di Eugenio Barba “La canoa di carta”, continua ed approfondisce il discorso sulle metodiche teatrali (l’autore vede il tutto da un punto di vista antropologico). Il libro è letto da Giovanni Lancellotti.
La recensione di Valentina Ciampi apre una riflessione sulle applicazioni all’arte dei metodi di indagine psicologica. In questo senso non può che partire dalle prime interpretazioni freudiane, analizzando i “Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio”. L’articolo è un’ordinata sintesi degli orientamenti in quell’ambito del fondatore della psicoanalisi.
Ci riserviamo altre collaborazioni con l’autrice per seguire le vicende storiche delle interpretazioni psicoanalitiche dei fatti artistici.

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