“Script riflessioni” ha indossato i pantaloni lunghi, come suonava uno slogan diffuso i primi tempi del governo Allende in Cile. Il paragone si ferma alla pura sostanza linguistica del tutto, data la lontananza da ogni riferimento di altro significato.

Il tentativo è di costituire un luogo dello scrivere, aperto a tutti e caratterizzato da una struttura, diciamo così editoriale, che evidenzi gli interessi della rivista e le sue richieste e offerte di contributi alla discussione in ambito psicologico.

D’ora in poi, se le forze lo consentiranno, dal momento che non è assolutamente un imperativo superegoico, l’aspetto delle nostre pagine sarà costruito da una serie di piccole rubriche sostanziate da apporti di amici e colleghi.

Il FONDO rappresenta l’articolo di base della rivista, il contributo che più di tutti può fornire un importante stimolo alla riflessione sull’ambito del lavoro psicoterapeutico (forse è da preferire il termine lavoro a professione, per caratterizzare l’attività di un artigiano che, nella pratica quotidiana perfeziona i suoi strumenti).
In questo caso il rapporto fra psicoanalisi e approccio rogersiano, presentato da Paolo Migone ci permette di capire meglio e di dare un ulteriore taglio teorico e metodologico, magari anche in funzione diversa o di contrapposizione, rispetto al binomio epistemologico specificità-antispecificità dei fattori terapeutici.
L’occasione dei “pantaloni lunghi” prosegue un tracciato, con forti connotazioni occasionali, ma ora acquisito con maggior coscienza, che parte dall’articolo di Michele Novellino “Psico-analisi transazionale”, comparso sul n. 4 di questa rivista, per poi proseguire con Rogers e Raskin “La psicoterapia centrata sulla persona” (n. 7) e con Alberto Lorenzini “Breve excursus psicoanalitico. Dalla teoria delle pulsioni al primato della relazione e degli affetti” (n. 8).

GLI STRUMENTI DEL VEDERE va a costituire una sezione dove si confrontano o due diversi modi di fare psicoterapia o di usare strumenti psicologici di cura, o due punti di vista sul medesimo argomento. In questo caso Alberto Lorenzini (psicologo del Sé) e Mariangela Bucci Bosco (psicologa rogersiana) tracciano le linee fondamentali e significative dell’empatia che, nata sotto il segno della fenomenologia di Husserl e della Stein (inerente alla gnoselogia) è proseguita nei sentieri della psicoterapia, entrando nel bagaglio essenziale sia rogersiano che kohutiano. Il presente e duplice apporto riprende, per approfondimento, una prima comparsa dell’argomento empatia (Giovanni Lancellotti, “Note sul concetto di empatia”, n. 2 e 3).

I MODI DEL FARE è l’angolo all’interno del quale l’artigiano terapeuta ci parla di come ha trovato le soluzioni pratiche per avvicinarsi con cura alla realtà della sua attività, il rapporto con gli altri, la sua efficacia, i problemi di applicazione in itinere. Questo numero della rivista vede l’apporto specifico di un lavoro all’interno di un gruppo d’incontro con pazienti diabetici, condotto da Stefano Paolo Fratini che ci ha mandato questo articolo, nato sul campo, come direbbero i sociologi.

UN VASTO CAMPO (il nome della rubrica è preso dalla traduzione letterale dell’ultimo libro di Guenther Grass) racchiude un tentativo di parlare a piena voce (come si intitola una raccolta di poesie di Majakovskij) di come gli assunti fondamentali e l’uso di uno strumento di conoscenza come la psicologia possono avvicinarsi ad una realtà sociale ampia e larga, che abbraccia la vita di popoli e di comunità, viste non con l’occhio statistico e fotografico della cronaca, né con la macroattenzione della storia, ma con la lente esistenziale di Elsa Morante, che fa raccontare ad un analfabeta quanto avviene nel vasto campo delle vicende umane.
I due attori di questo intervento, Yonathan e Manal, uno israeliano e una palestinese, sono i dioscuri sconosciuti, ma essenziali di una riappropriazione individuale e collettiva della storia che stanno vivendo, chiamando le lacrime e il sangue col loro nome e contribuendo a mantenere viva la vita che è l’unico fondamento delle lotte tra gli uomini e tra donne. Se questo viene dimenticato vincitori e vinti diventano simulacri-idolo appartenenti ancora alla ferocia della condizione umana e non alla sua attestazione di civiltà.
Con nessuna volontà di paragonare i pilastri culturali di questa tradizione psicologica (“Il disagio della civiltà” di Freud, “Psicologia di massa del fascismo” di Reich, per citare soltanto due titoli e due nomi) e con maggior attenzione al vissuto rispetto alla teoria, l’obiettivo proposto è di uscire dalla stanza della psicoterapia (dall’onnipotenza da poltrona) e di dialogare con chi suda, respira polvere, tocca con mano la vita degli uomini e delle donne.

ARTITERAPIE, TEATROTERAPIA, METODI DI AZIONE, ATTIVITA’ ESPRESSIVE è la stanza dei umori, dei movimenti, dei suoni ritmici, delle voci che cantano e dei piedi che ballano. Le parole non sono bandite, ma rivestono l’aspetto di dettaglio, di qualcosa che viene dopo. In principio è l’azione, all’inizio è il movimento, dopo se ne parlerà.
Questo numero vede il contributo, diventato abituale e gradito, di Walter Orioli, che racconta che cosa vive, che cosa rappresenta e che cosa esperisce il corpo nella vicenda teatroterapeutica e Adriana Garzella ci parla del suo (e del nostro) interesse per la musicoterapia.
E’ questo un settore all’interno del quale dare senso a ciò che è sempre esistito dall’origine dell’umanità (la musica e il teatro per tutte le altre esistenze) e dar valore di crescita, di conoscenza, di terapia a quanto possiamo costituire come specchio fuori di noi, o accogliere al nostro interno come elemento di costruzione artistica personale.

SCENEGGIATURE DELLA PSICHE e RECENSIONI, RIFLESSIONI SULLA SCRITTURA sono due stanze di “visione e scrittura” già in parte note precedentemente. Vogliono essere una riflessione sulla riflessione, con particolare attenzione ad una visione e ad una lettura che con ottica psicologica filtrino le opere di cui si parla. “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana e “Far teatro per capirsi” di Walter Orioli sono, in diverso modo, due opere note perché se ne parli oltre i due articoli che fanno parte della rubrica.

La rivista è aperta alle collaborazioni di tutti i colleghi psicologi e psicoterapeuti e di persone comunque interessate a quanto vi si pubblica.
Ogni partecipazione è libera e gratuita e gli articoli riflettono le opinioni personali di chi li estende. Non vi sono esclusioni dottrinali e metodologiche, in quanto la rivista vuole essere la casa di tutti quanti hanno a cuore la cura e si pongono con realistica attenzione a riflettere sulla loro attività e su quanto vi concerne.

Giovanni Lancellotti psicologo-psicoterapeuta

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