Ci presentiamo di nuovo, dal settembre 2006, data dell’ultimo numero della rivista.
Questo è il numero 13, che inaugura il settimo anno di attività, a partire dal 2001. Ci auguriamo, con calmi voti relativi al tempo, di poter ancora continuare, in un regime di cabotaggio, che si arricchisce via via dei naviganti che desiderano salire a bordo nei momenti di attracco. Come al solito la navigazione è aperta a tutti.

Il “fondo” di questo numero è dedicato ad un articolo sulla “self-disclosure” di Owen Renik. Owen Renik, M.D., è analista didatta e supervisore presso il San Francisco Psychoanalytic Institute, nonché Editor-in-Chief della rivista Psychoanalytic Quarterly.
La self-disclosure è il tema più originale e “scandaloso” che la letteratura sulla tecnica psicoanalitica abbia affrontato, specialmente negli Stati Uniti, in questi ultimi anni. “Spesso l’analista, svelando la propria esperienza, rischia una specie di esplicito e faticosissimo esame critico da parte del paziente. Sono momenti in cui la disponibilità alla self-disclosure implica una scelta a favore del benessere del paziente e a discapito di quello dell’analista” (Renik).
Lungi dal rappresentare una forma di semplificazione selvaggia del tradizionale rituale psicoanalitico, a favore della spontaneità, la self-disclosure rappresenta un’efficace applicazione tecnica della prospettiva relazionale in psicoanalisi. La base teorica di questa ampia corrente che coinvolge diverse scuole della psicoanalisi contemporanea (vedi su questo stesso numero la recensione della rivista Ricerca Psicoanalitica, organo della Società Italiana di Psicoanalisi Relazionale) si ritrova nella concezione del costruttivismo sociale, elaborata in psicoanalisi da Irvin Hoffman. Secondo questa visione della realtà psicologica e del processo psicoterapeutico, i fenomeni che si pongono all’attenzione della coppia analitica sono cocostruiti nell’hic et nunc della relazione (o forse, sarebbe meglio dire ricostruiti e drammatizzati con il concorso indispensabile di entrambi i partner) e non semplicemente riprodotti come meccaniche trasposizioni del passato del paziente. Per questo motivo, l’atteggiarsi dello psicoanalista a specchio della psicologia del paziente o schermo bianco delle sue proiezioni, appare non più come la condizione di una comprensione scientifica oggettiva ma come un artefatto. Come osservare il comportamento di un animale in gabbia e scambiarlo per genuina espressione della sua natura.

Nella sezione dedicata agli “Strumenti del vedere” pubblichiamo un articolo di Alberto Lorenzini sulle affinità nascoste che avvicinano la psicologia analitica di Jung e la psicologia del Sé di Kohut. Non troverete un elenco delle somiglianze e un elenco delle differenze, perché lo strumento del vedere, in questo caso, assomiglia di più alla radiografia, alla visione per trasparenza che mette in luce una sottile filigrana. Lo scritto, infatti, si articola nel tentativo di cogliere l’essenziale di ciascuno dei due metodi terapeutici, sfrondandoli di tante sovrastrutture. Entrambi essi mirano alla ricostruzione del ponte che collega mondo interno e realtà condivisa, entrambi essi si rivolgono allo sviluppo della personalità, intesa come un unicum, una totalità che non può essere scomposta in parti, salvo che nella malattia ed entrambi lavorano al loro scopo creando una dimensione psicologica particolare, un contenitore alchemico dentro il quale diventa possibile compiere l’impresa. Lorenzini individua tale dimensione psicologica nello spazio transizionale descritto da Winnicott: “una terza parte della vita dell’essere umano … un’area intermedia di esperienza… posto-di-riposo per l’individuo impegnato nel perpetuo compito umano di mantenere separate, e tuttavia correlate, la realtà interna e la realtà esterna”. Possiamo immaginare il ruolo indispensabile di tale dimensione psicologica come quello di un enzima che avvicina gli opposti senza che si respingano e consente ad una sintesi, altrimenti impossibile, di avvenire.

Con questo ci avviciniamo alla rubrica successiva, “I modi del fare”, che vede lo scritto di un autore basilare per la storia della psicoanalisi e della terapia psicologica, come Donald Woods Winnicott. Non frequentemente gli psicoterapeuti sono stati propensi a raccontare o riportare la materialità (il linguaggio come elemento primo di rappresentazione del vissuto psichico) di una seduta di psicoterapia o del percorso di cura visto nei particolari, come elementi che dal grezzo vanno al progressivo finito. Tale è invece la pagina che riportiamo, tratta da DONALD WOODS WINNICOTT Frammento di un’analisi, “Il Pensiero Scientifico” Editore, Roma 1981 (Titolo originale Fragment of an Analysis, 1978).
Lo scritto (il frammento di un frammento) ci porta in un clima di psicoanalisi classica, con interpretazioni frequenti, analisi puntuali della situazione di transfert, emozioni che vengono incanalate nella sicura griglia interpretativa.
Forse un “mondo” che, con questi esatti parametri, non esiste quasi più, ma che ha avuto un’importanza determinante nel porre “basi sicure” per i futuri e diversi sviluppi della pratica terapeutica.

Ancora una volta (e direi con ancora maggiore delicatezza rispetto agli interventi precedenti), la grafologia, nella sezione “Psicologia applicata e attraverso lo scritto di Anita Rusciadelli, ci viene in aiuto come “corollario” essenziale dell’analisi di un bambino e come strumento molto interessante in situazioni, come quella infantile, che non hanno ancora compiutamente le condizioni per un buon esito della terapia della parola e che richiedono quindi altri strumenti di analisi e di relazione psicoterapeutica.

“Un vasto campo”, che si occupa di psicologia e società, del mondo di “fuori”, ospita lo scritto “Io impiegato, finito a dormire per strada”, a firma Federico Bonadonna e pubblicato sull’inserto “Liberazione della domenica” del quotidiano “Liberazione”, in data 25 settembre 2005. L’articolo ci introduce negli aspetti di una sofferenza individuale e sociale che può arrivare all’improvviso (in questo caso determinata da una separazione coniugale) e che muta radicalmente la sicurezza di chi “entra in sofferenza”.
La difficoltà economica per assicurarsi una nuova abitazione, non più condivisa, il venir meno degli spazi e delle abitudini quotidiane, che danno sicurezza, e la solitudine scuotono l’esistenza del protagonista dell’articolo, sottolineando la “fragilità” e l’imponderabilità delle relazioni sentimentali, sulle quali spesso si costruisce l’impalcatura di un’intera vita.

Sceneggiature della psiche” questa volta è un settore caratterizzato da due interventi, rispettivamente di Giovanni Lancellotti. e Barbara Siniscalco. Il film analizzato è “Turista per caso”, di Lawrence Kasdan (USA 1988). L’analisi di Giovanni Lancellotti si addentra nei meandri filmici con lo scopo di evidenziare, attraverso le scelte iconiche dell’opera, la descrizione del lutto e le difficoltà elaborative che ne seguono. A prima vista il film può apparire leggero, nella sua forma di commedia. In effetti racchiude analisi psicologiche molto puntuali e piuttosto raffinate (un esempio per tutti il microcosmo fobico-maniacale della famiglia di origine del protagonista).
Rimane un’opera di sicuro impatto di pubblico, ma non del tutto convincente per gli aspetti filmici, alcuni dei quali, come la sceneggiatura (soprattutto della seconda parte) risultano deboli e giustapposti, più che armoniosi, all’interno della trattazione complessiva.
L’approccio di Barbara Siniscalco è decisamente di taglio psicologico, con l’attenzione rivolta alle modalità dell’elaborazione del lutto dei protagonisti della famiglia, cane compreso (o della difficoltà ad affrontarla). In modo semplice e chiaro vengono seguite le dinamiche di sopravvivenza che accompagnano l’evento della morte del figlio del protagonista e l’evoluzione o la stasi successiva, con particolare attenzione ad una riflessione di carattere psicoanalitico e sistemico.

Rogers contemporaneo” si avvale di due collaborazioni “rogersiane” (una prefazione e una presentazione), rispettivamente di Alberto Zucconi e di Gian Luca Greggio, collegate, per Zucconi a CARL R. ROGERS e DAVID E.RUSSEL. Carl Rogers: un rivoluzionario silenzioso, Edizioni La Meridiana, Molfetta (Bari), 2006 (Titolo originale Carl Rogers: The quiet revolutionary. An oral history, 2002, e, per Greggio, a MARIA LUISA VERLATO e MAURA ANFOSSI. Relazioni ferite, Edizioni La Meridiana, Molfetta (Bari), 2006.
Entrambi gli scritti, nei differenti modi, sono una testimonianza della vitalità e “serietà” degli assunti teorici e della pratica terapeutica rogersiana, in quanto Rogers viene raccontato e interpretato come lo studioso che è andato all’essenziale del rapporto terapeutico, partendo dal socratico “sapere di non sapere”, per giungere alla “maieutica condivisa col cliente. Non per questo sottovalutando la teoria (senza la quale non si va da nessuna parte), ma traendola dalla vita stessa della pratica psicoterapeutica e non sovrapponendola ad essa.

La rubrica “Psicologia, scuola, formazione” presenta un articolo di Eleonora Aquilini, sul Senso della relazione alunno-insegnante in una prospettiva costruttivista, che si inserisce nella stessa prospettiva metodologica del fondo dedicato a Renik. In particolare, l’approccio costruttivista viene qui indicato non solo nei riguardi dei percorsi didattici e dei contenuti disciplinari, ma soprattutto nei riguardi della relazione con gli alunni: “Sia nell’insegnamento tradizionale che in quello innovativo, generalmente si concepisce che il primo attore della comunicazione sia comunque l’insegnante che indirizza il senso della conversazione verso l’alunno e dall’alunno riceve poco o nulla. Non perché l’alunno non risponda anche in un linguaggio non verbale, ma perché l’insegnante non è disposto a mettersi in gioco come persona in grado di accogliere empaticamente le risposte degli alunni.”

Raccontare/raccontarsi. Le autobiografie” ci ha arricchito della collaborazione di Patrizia Petrosino. Il suo intervento si potrebbe definire, nella sua gradevole semplicità e chiarezza, una riflessione metaautobiografica, in quanto è un frammento individuale sul piacere dell’autobiografia, insieme percorso personale e analisi del significato di un’esperienza. Chiude l’articolo l’esempio di un’esperienza precoce di raccontare se stessi, attraverso la spontaneità dell’infanzia, mutuata in seguito, sempre attraverso la scrittura, con la maturità dell’esperienza del tempo vissuto.

Magmatica, le voci di dentro
In questa nuova rubrica si vuole dare spazio ad una prospettiva psicologica soggettiva e immediata, nel corso d’opera. Il vero Sé grida dalle miniere del mondo interiore: grida la sua rabbia, per le ferite che ha ricevuto, grida la sua impotenza per essere stato in balia d’altri che l’hanno marchiato e grida la sua disperazione, perché anela al mondo di fuori, alla luce e al calore del sole, ma sa che ogni volta che ha osato di avvicinarsi alla superficie è stato di nuovo smentito, frainteso e svilito. Il magma sotterraneo è la parte fiammeggiante dell’inferno. In realtà, come lo ha descritto Dante, tutte le possibili torture sono contenute in quel luogo. Quando però un’anima riesce ad entrarci da viva, ovvero quando comincia a farsi autoriflessivamente consapevole delle proprie torturanti emozioni (quelle della “psico-patologia” cioè le emozioni del proprio intimo soffrire), allora vuol dire che è cominciato il suo viaggio coraggioso, unico, indescrivibile, alla imprescindibile ricerca di una vita vera.
Giacomo Marrocco, naturalmente, è uno pseudonimo, o, se vogliamo, un nome iniziatico: è il nome-viatico di un ricercatore che non esita ad inoltrarsi in una materia complessa ed estremamente dolorosa, appunto quella del proprio vero sentire, ed è arrivato ad un punto dove il confronto con questa materia è talmente spossante da mettere in crisi tutte le sue precedenti ipotesi di significato. Nemmeno le ultime notizie che giungono dal suo viaggio sono particolarmente rassicuranti: “La realtà indifferente continua a triturarmi, e non può essere mandata via, l’unica via di scampo sarebbe accettarla, ma io non voglio, io voglio imporre la mia volontà sull’esistenza, e se non posso essere la persona sana che credevo dopotutto, oltre all’inferno, di essere, non voglio essere nessuno, non voglio dimostrare ne’ coraggio ne’ buon senso, non voglio piegarmi al mondo, non voglio accettare le sue inappellabili decisioni. Sì, come un bambino che pesta i piedi perché non tollera la realtà. Così. Io non la tollero. E non mi adatterò ad essa. Piuttosto farò tutte le stupidaggini che uno può fare – ma mi rifiuto categoricamente di seguire il buon senso, e accettare la realtà”.

Recensioni, riflessioni sulla scrittura” questa volta, come già in passato è successo, presenta una critica tratta dalla pagina culturale del quotidiano “Il manifesto”. Il libro in questione, recensito da Marco Dotti, è opera dello scrittore svedese PER OLOV ENQUIST e si intitola Il libro di Blanche e Marie, Iperborea, Milano, 2006 (Titolo originale Boken om Blanche och Marie, 2004).
Come servizio utile ad un ipotetico lettore trascriviamo di seguito le informazioni dell’Editore, riportate nel retro di copertina del libro stesso.
“Marie è Marie Curie, l’eroina della scienza, la visionaria polacca cui la scoperta del radio e le rivoluzionarie ricerche sulla radioattività valsero ben due premi Nobel, il primo dato ad una donna e la prima a meritarne un secondo. Blanche è Blanche Wittman, la paziente preferita di Charcot per i suoi innovativi esperimenti terapeutici, la “regina delle isteriche” alle cui pubbliche sedute di ipnosi assistevano Freud e Strindberg, Babinski e Sarah Bernhard, accorreva tutta l’élite medica, intellettuale e mondana della Parigi di fine Ottocento. Due donne che vengono da origini e mondi lontani e il cui incontro è la scintilla di un’unica domanda, una comune lotta e uno stesso destino: entrambe bruciate nell’anima e nel corpo dall’inspiegabile e letale luminescenza azzurra del radio e da quella non meno misteriosa e mortale della passione. Guarita dopo la morte di Charcot, e diventata assistente di laboratorio di Marie, sua amica e confidente, Blanche è la testimone di cui Enquist si serve per intrecciare le due grandi avventure scientifiche che segnano l’inizio della modernità, farne rivivere i protagonisti e, attraverso i due luoghi simbolo della sua vita, il laboratorio delle ricerche sul radio e l’infernale gineceo della Salpetrière, il più rinomato ospedale neurologico del tempo, dove Charcot apre la via all’esplorazione del tenebroso continente femminile, indagare su un’epoca ricca di fermenti libertari e di oscurantismo, di ambigua ricerca di verità e di ipocrisia. Ma è la domanda di Blanche e Marie il centro del romanzo, che è soprattutto romanzo d’amore e sull’amore: qual è la misteriosa natura di quel legame che unisce Blanche e Charcot, quel potere incontrollabile che spinge la celebre vedova Marie a innamorarsi perdutamente di Paul Langevin, un ex allievo di Pierre, sposato e padre di famiglia, mettendo a repentaglio reputazione, carriera e quasi l’incolumità? Qual è “la formula chimica del desiderio”, il suo peso atomico, l’unità di misura dell’amore che potrebbe aiutare a capire la sua felicità e la sua inaudita sofferenza e a trovare quel nesso che darebbe un senso a tutto?”.

“Riviste” è un’altra nuova rubrica, dedicata di volta in volta ad illustrare una rivista di interesse psicologico. In questo numero Alberto Lorenzini presenta “Ricerca Psicoanalitica“, Rivista della Relazione in Psicoanalisi.

Giovanni Lancellotti psicologo-psicoterapeuta
per SCRIPT Centro Psicologia Umanistica PISA

Alberto Lorenzini medico psicoterapeuta. E-mail: alberto.lorenzini(at)gmail.com


HANNO COLLABORATO AL N. 13 DELLA RIVISTA “Script riflessioni. I campi della soggettività”:

OWEN RENIKM.D. è analista didatta e supervisore presso il San Francisco Psichoanalytic Institute. È Editor-in-chief della rivista Psichoanalytic Quarterly
Owen Renik. 244 Myrtle St. San Francisco, CA 94109.

ALBERTO LORENZINI.
Medico, psicoterapeuta, bolognese di nascita. Formatosi inizialmente alla psicologia analitica junghiana, si è successivamente interessato alle relazioni oggettuali e alla psicologia del Sé di Kohut. Attualmente si riconosce nel movimento della Psicoanalisi Relazionale. Ha pubblicato diversi articoli su riviste specializzate e due libri: La psicologia del cielo e Lo Zen e l’arte dell’interpretazione dei sogni, entrambi presso le Edizioni Mediterranee. E’ membro della SIPRe (Società Italiana Psicoanalisi Relazionale). Esercita a Pisa continuativamente, da trent’anni, la professione privata di psicoterapeuta.
E-mail: alberto.lorenzini(at)gmail.com

GIOVANNI LANCELLOTTI. 
Psicologo, psicoterapeuta di formazione rogersiana, teatroterapeuta, membro dell’Associazione SCRIPT Centro psicologia umanistica di Pisa, libero professionista.
Esercita l’attività libero professionale a Pisa, nell’ambito della psicoterapia individuale e di gruppo, quest’ultima soprattutto nella modalità della teatroterapia. E’ conduttore di Metodo Gordon per insegnanti e genitori e conduttore di gruppi per la Promozione della Salute. Lavora anche nel campo della consulenza psicologica, della psicologia scolastica e della formazione. Si occupa di psicologia sociale, di cinema e di teatro. E’ socio ordinario dell’ACP (Associazione per l’Approccio Centrato sulla Persona, ad indirizzo rogersiano) e della FIT (Federazione Italiana di Teatroterapia). E’ socio fondatore del Cineclub Arsenale di Pisa.
E-mail: e-mail: giovannilance(at)tiscalinet.it

DONALD WINNICOTT (1896-1971)
Pediatra e psicoanalista, lavorò all’Ospedale Paddington Green di Londra. E’ stato uno dei principali teorici della psicoanalisi infantile. Ha introdotto il concetto di oggetto transizionale (un oggetto, come un orsacchiotto o una copertina, che viene vissuto come proprio, dal bambino, e, in uno steso tempo, come esterno e permette a quest’ultimo di staccarsi gradualmente dalla simbiosi con la madre e interagire con l’ambiente).

ANITA RUSCIADELLI.
Dottoressa. Consulente grafologa della coppia e della famiglia, lavora privatamente per l’Istituto Grafologico “Moretti” di Urbino e presso vari Istituti scolastici, in collaborazione con insegnanti e genitori.
Svolge analisi grafologiche di personalità e di compatibilità di coppia, collabora con medici, psicologi e neuropsichiatri per la diagnosi precoce di patologie legate all’ansia, alla depressione e ai disturbi alimentari.
Ha pubblicato testi di interesse grafologico ed analisi grafologiche di personalità sui libri e riviste.
Vive e lavora a Pisa. E-mail: anitarusciadelli(at)tiscali.it

BARBARA SINISCALCO 
psicologa, psicoterapeuta ad indirizzo analitico transazionale.
Attualmente i miei approfondimenti teorici, clinici e di supervisione sono in ambito psicodinamico.
Lavoro principalmente in ambito clinico, per quanto riguarda il disagio psichico degli adulti in setting individuale e di gruppo.
Conduco corsi di Training Autogeno, mi occupo di consulenza psicologica e di supervisione di gruppi di operatori che lavorano in contesti psicosociali.
Svolgo attività di volontariato in un centro di ascolto dei disagi delle donne.

ALBERTO ZUCCONI. 
Psicologo, psicoterapeuta, docente universitario di Psicologia della salute all’Università di Siena. Direttore dello IACP (Istituto per l’Approccio Centrato sulla Persona, rogersiano), di cui è stato fondatore assieme a Carl Rogers e Charles Devonshire. Gira il mondo in compagnia dei princìpi rogersiani.
E-mail: azucconi(at)iacp.it

MARIA LUISA VERLATO 
Psicologa e psicoterapeuta di formazione rogersiana, ha lavorato in servizi SNN per l’età evolutiva e consultoriali. E’ stata docente di Psicologia clinica, Psicopatologia generale e dello sviluppo, Psicoterapia dei disturbi di personalità e poi direttrice della sede di Firenze della Scuola di specializzazione in psicoterapia dello IACP. Si occupa di attività clinica, di formazione e supervisione sia per l’età adulta sia in progetti rivolti ai bambini, adolescenti e vittime di abusi e traumi.

MAURA ANFOSSI 
Psicologa e psicoterapeuta rogersiana, svolge attività clinica in ambito psichiatrico, evolutivo e psiconcologico; è consulente, formatore e supervisore presso Aziende ospedaliere e altri Enti pubblici. Docente di Psicopatologia dell’età evolutiva presso la Scuola di specializzazione in psicoterapia dello IACP, ha pubblicato diversi lavori sulla teoria dell’attaccamento, tra cui la postfazione alla trilogia “Attaccamento e Perdita” di Bowlby.

GIANLUCA GREGGIO 
Responsabile didattico della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia dell’IACP (Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona).

PATRIZIA PETROSINO, senese, nel 1974 è tornata nella propria città d’origine, dopo vent’anni trascorsi a Genova. Ha lavorato nella scuola elementare e in banca. Dopo una pausa dedicata alle due maternità, ha ripreso a lavorare come editor in una casa editrice. Recentemente ha frequentato i corsi di formazione autobiografica alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (www.lua.it).

ELEONORA AQUILINI 
Sono nata a Rieti e vivo a Pisa. Laureata in Chimica a Pisa nel 1986, insegno questa disciplina nella Scuola media Superiore. Viste le difficoltà connesse all’insegnamento/apprendimento delle discipline scientifiche mi sono dedicata a studi che ne ricercano le ragioni anche in ambito psico- pedagogico. Dal 1995 svolgo attività di ricerca didattica nel “Gruppo di ricerca e sperimentazione didattica in educazione scientifica del CIDI di Firenze” e dal 2001 sono Vicepresidente della Divisione di Didattica della Società Chimica Italiana. Molti miei scritti sono stati pubblicati in riviste di didattica.
E-mail: ele.aquilini(at)tin.it

GIACOMO MARROCCO 
Pseudonimo dell’incognito autore del primo scritto della rubrica “Magmatica”.

Inoltre abbiamo parlato di

CARL R. ROGERS (1902-1987)
Uno dei fondatori del movimento di psicologia umanistica, è tra gli psicologi più influenti del Ventesimo secolo. Il suo impatto si riscontra soprattutto sull’insegnamento, sul counselling, sulla psicoterapia, sulla risoluzione dei conflitti, sulla pace. La sua intensa convinzione che ogni persona avesse valore, dignità e la capacità di autodeterminarsi, era contraria al pensiero diffuso ai suoi tempi. Opere di Rogers tradotte in italiano: “La terapia centrata-sul-cliente, Ed. Martinelli (1970), assieme a Marian Kinget “Psicoterapia e relazioni umane”, Bollati Boringhieri, (1970), “Libertà nell’apprendimento”, Giunti Barbera, 1973. Inoltre, per le Edizioni Astrolabio “Psicoterapia di consultazione” (1971), “Partners” (1972), “I gruppi d’incontro” (1976), “Potere personale” (1977), assieme a Barry Stevens “Da persona a persona” (1987).

DAVID E. RUSSEL 
Direttore dell’Oral History Program dell’Università di Santa Barbara (California), intervistò Carl Rogers nel 1986. Trascrisse e revisionò il materiale raccolto per realizzare “Carl Roges: un rivoluzionario silenzioso.

PER OLOV ENQUIST 
Nato nel 1934 nel Nord della Svezia, è una delle “coscienze critiche” della società scandinava.
Autore di teatro e di romanzi, unisce al gusto dell’indagine su fatti o personaggi scottanti, una scrittura innovativa e profondità umana. Per la Casa Editrice “Iperborea” di Milano ha pubblicato “August Strindberg: una vita” (1988), “La partenza dei musicanti” (1992), “Processo a Hamsun” (1996), “Il medico di Corte” (2001) – (Premio SuperFlaiano e Mondello 2002), “Il coraggio di Lewi” (2004).

VINCENZO BUQUICCHIO.
Professione Web Designer. E’ il curatore del sito web di SCRIPT.
Amante del cinema e del video. Ogni tanto scrive articoli su questi argomenti.
E-mail: info(at)altrowebandvideo.it

MARCO DOTTI. 
E’ autore dell’articolo che recensisce il libro di Pder Olov Enquist.
La recensione è stata pubblicata sul quotidiano “Il manifesto”, in data 11 novembre 2006.

FEDERICO BONADONNA 
Autore del pezzo giornalistico “Io, impiegato, finito a dormire per strada.
L’articolo è stato pubblicato sull’inserto “Liberazione della domenica” del quotidiano “Liberazione”, in data 25 settembre 2005.

Ringraziamenti:

Un particolare ringraziamento va:

in primis alla Casa Editrice “La Meridiana” di Molfetta (Bari), che ci ha gentilmente concesso di pubblicare le prefazioni di Alberto Zucconi e di Gianluca Greggio ai volumi di Carl Rogers/David Russel e di Maria Luisa Verlato e Maura Anfossi.

Alla Casa Editrice “Il Pensiero Scientifico” di Roma, per il permesso alla pubblicazione di brani del libro di Winnicott “Frammento di un’analisi”.

Al quotidiano “Il Manifesto”(con un particolare pensiero riconoscente) per l’utilizzo tacito di più di un articolo pubblicato sulla pagina della cultura.

Al quotidiano “Liberazione”, che non ha risposto alla nostra richiesta di autorizzazione e che abbiamo interpretato come silenzio assenso alla pubblicazione dell’articolo di Federico Bonadonna.

Alla rivista “Ricerca psicoanalitica” per l’autorizzazione alla pubblicazione del saggio di Owen Renik, che costituisce l’articolo di fondo di questo numero.

Alla Casa Editrice “Iperborea”, per il saccheggio, da noi effettuato, delle notizie sul libro di Per Olov Enquist.

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